di Massimo Marnetto
Si può essere felici per una morte? Sì, se questa è la scelta – come nel caso di Anna – di chi è imprigionata in un corpo ormai ”fonte di sofferenze non più tollerabili”, come ha scritto lei stessa nel suo ultimo messaggio. Questa donna, affetta da un male degenerativo e incurabile, è riuscita a rompere il tabù legale-morale, che ha sempre negato alle persone soggette alla bio-tortura dei dolori terminali di morire nella propria casa.
Occorre ringraziare l’Associazione Luca Coscioni e la tenacia di Marco Cappato se questo risultato è stato raggiunto. Ma la lobby degli ”Adoratori della sofferenza” (degli altri) è ancora forte e continua a imporre la vita ad oltranza anche quando si trasforma in un ergastolo di dolore o in un coma irreversibile che reifica la persona. E allora mi unisco alla gioia di Anna, che scrive: ”finalmente oggi sono libera”.
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