Si può essere felici per una morte? Sì, se questa è la scelta – come nel caso di Anna – di chi è imprigionata in un corpo ormai ”fonte di sofferenze non più tollerabili”, come ha scritto lei stessa nel suo ultimo messaggio. Questa donna, affetta da un male degenerativo e incurabile, è riuscita a rompere il tabù legale-morale, che ha sempre negato alle persone soggette alla bio-tortura dei dolori terminali di morire nella propria casa. Occorre ringraziare l’Associazione Luca Coscioni e la tenacia di Marco Cappato se questo risultato è stato raggiunto.
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Eutanasia, l’ipocrisia del dibattito
Il suicidio di Carlo Lizzani riapre una disputa scandita da luoghi comuni, in una Paese in cui l’autodeterminazione della persona continua a essere ignorata. ***di Alessandro Chiometti, martedì 8 ottobre 2013* – I temi dell’eutanasia, del suicidio assistito, del testamento biologico tornano periodicamente a svegliare questo paese dalla sua sonnolenta ipocrisia. Anche questa volta, comeContinuaContinua a leggere “Eutanasia, l’ipocrisia del dibattito”
I politici italiani? Arretrati su gay ed eutanasia
Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, circa otto italiani su dieci auspicano una regolamentazione delle coppie di fatto e il diritto a un fine vita dignitoso. da Cronache laiche, 31 gennaio 2013 – C’è una divergenza netta tra il mondo della politica e i cittadini italiani. E riguarda i cosiddetti temi eticamente sensibili, più precisamente la salvaguardiaContinuaContinua a leggere “I politici italiani? Arretrati su gay ed eutanasia”
