Israele nella UE?

Personalmente non sarei d’accordo, vorrebbe dire accentuare – come se non fosse già abbastanza – la distanza dell’Europa dal resto del mondo. Allora meglio l’idea di Giorgio La Pira – ne sono testimone diretto – che voleva andare oltre. Proponeva un invito dell’Europa ad ambedue le parti, Israele e il futuro Stato Palestinese, ad entrare nell’Unione. Oggi, però, come gli amici di Marnetto penso che Israele non accetterebbe mai, almeno finché continuerà a pensarsi, anche tra quelli del Medio Oriente, il “popolo eletto”. (nandocan)

di Massimo Marnetto

Lo so che è un sogno, ma voglio dirlo lo stesso: vorrei che l’Europa offrisse a Israele di entrare nella UE, in cambio di una pace immediata e del riconoscimento dello Stato di Palestina. Così, l’unico paese democratico dell’area avrebbe finalmente la sensazione di essere inserito in un contesto affine per cultura.

Il processo di ingresso sarebbe cadenzato da fasi, nelle quali verrebbe chiesto a Tel Aviv di alzare i suoi standard di uguaglianza nei confronti delle minoranze; avviare un processo di giustizia riparativa per condonare gli insediamenti illegali in Cisgiordania con risarcimenti in infrastrutture a favore dei palestinesi; di procedere alla laicità dello Stato.

Una pazzia? Forse, ma la UE deve osare e inventare nuove soluzioni per risolvere questa crisi. Che la riguarda più di quanto un mar Mediterraneo possa farla ritenere a distanza di sicurezza da questo conflitto. Israele non accetterebbe mai, mi dicono amici che stimo, ma io non lo credo. Bisognerebbe concordare bene il percorso e le clausole, ma io penso che i primi a sentirsi europei siano proprio gli israeliani.


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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