Personalmente non sarei d’accordo, vorrebbe dire accentuare – come se non fosse già abbastanza – la distanza dell’Europa dal resto del mondo. Allora meglio l’idea di Giorgio La Pira – ne sono testimone diretto – che voleva andare oltre. Proponeva un invito dell’Europa ad ambedue le parti, Israele e il futuro Stato Palestinese, ad entrare nell’Unione. Oggi, però, come gli amici di Marnetto penso che Israele non accetterebbe mai, almeno finché continuerà a pensarsi, anche tra quelli del Medio Oriente, il “popolo eletto”. (nandocan)
di Massimo Marnetto
Lo so che è un sogno, ma voglio dirlo lo stesso: vorrei che l’Europa offrisse a Israele di entrare nella UE, in cambio di una pace immediata e del riconoscimento dello Stato di Palestina. Così, l’unico paese democratico dell’area avrebbe finalmente la sensazione di essere inserito in un contesto affine per cultura.
Il processo di ingresso sarebbe cadenzato da fasi, nelle quali verrebbe chiesto a Tel Aviv di alzare i suoi standard di uguaglianza nei confronti delle minoranze; avviare un processo di giustizia riparativa per condonare gli insediamenti illegali in Cisgiordania con risarcimenti in infrastrutture a favore dei palestinesi; di procedere alla laicità dello Stato.
Una pazzia? Forse, ma la UE deve osare e inventare nuove soluzioni per risolvere questa crisi. Che la riguarda più di quanto un mar Mediterraneo possa farla ritenere a distanza di sicurezza da questo conflitto. Israele non accetterebbe mai, mi dicono amici che stimo, ma io non lo credo. Bisognerebbe concordare bene il percorso e le clausole, ma io penso che i primi a sentirsi europei siano proprio gli israeliani.
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