Massimo Nava su Remocontro
Armageddon, la fine del mondo secondo il Nuovo Testamento (Apocalisse di Giovanni). È la domanda che circola nei commenti dei più importanti giornali internazionali, compreso il Corriere della Sera, che non nasce solo dalla moltiplicazione di conflitti e aree di crisi (dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Armenia all’Africa),«ma anche dal senso di impotenza, vuoto politico e contrapposizione ideologica in cui sembrano essere precipitati i principali attori, le leadership, le istituzioni internazionali, le diplomazie, la Ue, le Nazioni Unite», denuncia Massimo Nava.
«La narrazione ufficiale sgorga da opposti estremismi e pregiudizi storici e culturali, umilia le possibilità di dialogo, la ricerca di soluzioni, persino l’analisi dei contraccolpi che in realtà saranno pagati da tutti».

Dalla Guerra Fredda a tante guerre calde
In questo caos (viene da sorridere ripensando a quei saggisti che dopo la fine della Guerra Fredda teorizzavano la pace mondiale), c’è un solo vincitore, il mercato delle armi con il corollario indiretto di traffici illegali e provocazione di nuovi conflitti. Ma perdiamo tutti, compresi quanti credono di vincere e ritengono di essere dalla parte giusta. E sorge qualche dubbio sulla sanità mentale di coloro che hanno provocato scenari così apocalittici nell’era della globalizzazione economica, della presunta distensione internazionale e di gravissime emergenze (clima, sanità, fame) oggi messe nel cassetto per i posteri.
Onu, The Critic, e degrado Usa
Chi può ancora fare qualche cosa ed esprimere una posizione condivisa? Non l’Onu, «che ha dimostrato la sua impotenza, come in passato», scrive il mensile londinese The Critic. E che oggi è lacerata e al centro di feroci polemiche dopo le critiche del segretario generale Guterres a Israele. Non gli Usa, «per tanto tempo potenza dominante in Medio Oriente», ma visti come sostenitori di parte. Sarebbe ancora possibile una mediazione multilaterale e multipolare, magari con la Cina e con altri giganti di questo secolo? «Questa guerra — aggiunge la rivista — sarebbe l’occasione ideale per cinesi e americani di mostrarsi pragmatici».
Il mondo anti occidentale
Handelsblatt, quotidiano economico tedesco, si preoccupa per le ripercussioni della guerra in Medio Oriente sulle opinioni pubbliche interne. Al di là del Reno, le scene di gioia di una manifestazione pro-palestinese hanno riacceso il dibattito sull’antisemitismo in Germania e sull’integrazione degli immigrati arabi in un Paese che considera «la sicurezza di Israele una ragion di Stato». «Queste tensioni interne stanno indebolendo le democrazie liberali in un momento in cui devono affrontare un asse di opposizione all’Occidente, che va da Teheran a Mosca passando per Pechino.
Occidente di mezze calzette
I vari protagonisti non hanno concluso un’alleanza formale, avendo interessi divergenti, ma tutti condividono il desiderio di rimescolare le carte dell’ordine mondiale. Inoltre, il conflitto offre a questi Paesi l’opportunità di intervenire come mediatori, offuscando l’immagine dell’Europa e degli Stati Uniti nei Sud del mondo e nel mondo arabo. «Per adattarsi a un contesto geopolitico in rapida riconfigurazione, i leader occidentali devono ora pensare l’impensabile», auspica il quotidiano tedesco.
La domanda chiave è se le relazioni diplomatiche di Israele nella regione e l’influenza dei suoi sostenitori occidentali sulla scena internazionale possano sopravvivere alle crescenti vittime civili a Gaza. E, in subordine, quanto la crisi mediorientale possa condizionare politicamente l’andamento della guerra in Ucraina.
- Contro la guerra
da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra” - La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’” - I due americani
Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”. - L’Iran e il crollo dei doppi standard
dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard” - La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”
