La tragedia ucraina fra morti e calcoli folli
Ettore Giampaolo su Facebook
Ancora una riunione di oltre 50 Paesi occidentali per decidere, ancora, l'invio di altre armi all'Ucraina affinché questo costringa la Russia, che non se ne convince da 11 mesi, a trattare. Una guerra che coinvolge 50 Paesi è già una guerra mondiale. Ma non basta. Stando ai fatti, questi 11 mesi di guerra hanno aperto una crisi di fondo nelle prospettive economiche di un'Europa privata dell'energia a basso costo che comprava dalla Russia,
Stando ai fatti, questi 11 mesi di guerra hanno annientato l'Ucraina che si pretende di difendere e che, invece, militarmente, è in campo solo grazie all'invio di armi da parte dei Paesi occidentali; sopravvive, economicamente, solo grazie al continuo invio di risorse da parte di UE e USA; esiste, politicamente, al prezzo dell'assoluta dipendenza da Paesi stranieri, mentre le sue strutture ed infrastrutture sono, di fatto, al lumicino. Unica prova di esistenza in vita, la disperata resistenza di soldati e cittadini
Ridicoli e tragici esiti
Dunque è chiaro che a "resistere" sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono "solo" decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l'invasione russa, né consente ai russi di costringere l'Ucraina alla resa.
Dunque viene naturale chiedersi: ma -qualunque sia la conclusione di questo conflitto- quale sovranità territoriale avranno le migliaia di morti? Ed i sopravvissuti ucraini di quale sovranità godranno con un Paese che dipenderà per annii e per tutto, dalle sovvenzioni - certo non disinteressate né gratuite - fornite da altri Paesi per la ricostruzione?
E la Russia, a fine conflitto, quale maggiore "tranquillità" avrà, essendo stata, nel frattempo e a causa dell'invasione" circondata da Paesi aderenti alla Nato divenuta più forte ed aggressiva? Per questi ridicoli e tragici esiti, si contano centinaia di migliaia di morti fra le due parti.
E sono queste morti innocenti a condannare senza appello:opposte velleità imperialistiche, in un mondo ormai multipolare; analoghe “logiche di profitto”, in questo caso per i “complessi militar-industriali”, in un mondo che presenta il conto con una terribile crisi climatica; analoghe manovre geopolitiche che preparano solo un’ulteriore tensione fra i blocchi contrapposti di USA più un’ Europa indebolita e di Cina più una Russia indebolita
Se l’Europa legasse l’invio di armi agli accordi di Minsk
Eppure, per evitare il finale tragicomico suggerito dai fatti, sarebbe bastato, e forse ancora basterebbe, che l’Europa, schierandosi con l’Ucraina, ma a concreta difesa di quelle genti, legasse l’invio di armi alla disponibilità, di entrambe le parti, ad accettare la soluzione del conflitto contenuta nei già sottoscrittii accordi di Minsk, (entro i confini dello Stato Ucraino, autonomia amministrative e culturale per le province russofone del Donbass)
Così facendo l’Europa legherebbe l’aiuto in armi alla spinta verso un concreto accordo, aprirebbe uno spiraglio per la fine del massacro, si darebbe un ruolo autonomo pur nell’alleanza atlantica ed eserciterebbe in concreto il ruolo, che si era data, di garante degli accordi di Minsk i quali, se fatti rispettare per tempo, avrebbero risparmiato migliaia di vite che, per i conclamati valori occidentali, dovrebbero essere più importanti degli affari conclusi vendendo, con questa guerra, armi, gas e petrolio.
E invece ancora invio di più armi, ancor più micidiali spingendo il conflitto verso la drammatica scommessa di un conflitto nucleare
Se invadessero una parte dell’Italia
di Massimo Marnetto
Nell’articolo di Donatella Di Cesare ”Armi a Kiev: l’ipocrisia si è istituzionalizzata”, l’autrice denuncia l’ambiguità di chi mischia guerra e pace. Giusto. Ma nel suo ragionamento, non cita mai la parola libertà. Si combatte per la libertà, anche se si odia la guerra.
Io, professoressa Di Cesare, se invadessero una parte dell’Italia, prenderei le armi per difendere la libertà, da chi vuole sopprimerla. Non lo farei volentieri perché sento il valore immenso della pace, ma lo farei.
Come l’hanno fatto per me i Partigiani uccisi sui monti o a Porta San Paolo sparando in cravatta ai nazisti o impiccati ventenni nei paesi. Professoressa Di Cesare, rispetto il suo punto di vista, ma mi spieghi cosa si deve fare contro il violento che vuole togliere la libertà!
Sennò tutto finisce nella banale contrapposizione tra guerra brutta (qualsiasi) e pace bella (qualsiasi).
Fedelta’ al fascismo


….E quanti sarebbero oggi nelle medesime circostanze?
Manicheismo

Alessandro Gilioli su Facebook
La decisione del Museo della deportazione di Auschwitz di escludere la Russia dalle celebrazioni del 27 gennaio io la vedo soprattutto come un segno evidente dell’attuale prevalenza subculturale del manichesimo, e il rifiuto della contraddizione che è invece parte della vita, quindi della storia.
Auschwitz fu liberata dai russi. Insomma da Stalin. Un dittatore sanguinario, un uomo che rappresenta – anche lui – il Male. Eppure furono le sue truppe a liberare Auschwitz. Questo dovrebbe insegnare che la divisione verticale e assoluta tra buoni e cattivi, ecco, è un po’ fragile.
Che è un po’ la stessa incrinatura provocata da tantissimi altri fatti della Storia – Hiroshima e Nagasaki in testa, a compiere quello spaventoso crimine contro l’umanità sono stati quelli che avevano appena liberato noi dal nazifascismo.
Oggi, in piena guerra, prevale invece il manicheismo assoluto e sciocco: non si accetta che i buoni possano essere altrove anche i cattivi e i cattivi altrove anche i buoni.
I fatti sono fatti

Roberto Seghetti su Facebook
I fatti sono fatti, anche se nascosti da tante chiacchiere. Leggi i giornali, senti i tg e sembra che la destra non abbia possibile alternativa. Ma questo è vero solo perché gli altri giocano da soli, separati come i polli di Renzo. Dall’ultimo sondaggio di Pagnoncelli oggi sul Corriere: Fdi 30,5; Lega 8,3; Fi 6,8. Totale 45,6. M5S 18,2; PD 16,4; Terzo polo 7,1; Si e Verdi 4,1. Totale: 45,8.
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Giusto, se non fosse che il terzo pol(l)o si alleerebbe più facilmente con Fi che con Si e Verdi e chissà che prima o poi non ci riesca. Il problema oggi non è quello di allargare l’opposizione ma quello di chiarire le posizioni e far rientrare nella sinistra i tanti che se ne sono andati perché nessuno li ascolta. (nandocan)
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