Reader’s – 1 novembre 2022. Rassegna web

A fare la differenza nelle elezioni che hanno affidato a Lula il terzo mandato di Presidente “è stata la coscienza democratica della maggioranza dei 220 milioni di brasiliani, il loro timore di vedersi trascinati dall’estremismo di Bolsonaro in uno stato autoritario”, scrive l’amico Livio Zanotti su ildiavolononmuoremai.it. Ma il vantaggio di quasi due punti percentuali sul suo avversario, il Presidente uscente Jair Bolsonaro, che manterrà i pieni poteri fino alla fine dell’anno e non ha ancora riconosciuto la sua sconfitta, non “appare sufficiente a fargli superare i tanti contrasti che ha ancora sul suo cammino”. A cominciare da un parlamento in cui l’opposizione conserva ancora la maggioranza.

Lula è Presidente del Brasile ma potrà governare solo con il dialogo (da Livio Zanotti)

Dovrà quindi mobilitare – continua Zanotti – tutte le sue celebrate abilità di negoziatore, disincantato e tenace, per trovare per quanto sempre effimere, le necessarie maggioranze parlamentari necessarie a far approvare i provvedimenti di legge: “un calvario”, nelle parole di Josè Dirceu, il più intimo e controverso dei suoi ex collaboratori. E’ infatti lo scabroso e compromissorio terreno da cui a suo tempo scaturirono gli scandali corruttivi, che debilitarono la sua seconda presidenza e ancora oggi rendono inviso il PT anche a una parte non trascurabile dell’opinione pubblica progressista. C’è da credere che il governo procederà a fari accesi”.

“Lula – ricorda Livio Zanotti – ha promesso di combattere l’inflazione per mezzo di accordi sul controllo dei prezzi, l’adeguamento dei salari operai al costo di vita, la stabilizzazione dei prezzi dell’energia parametrati sui costi di produzione, maggiore progressività del prelievo fiscale, garanzie per i popoli originari e la difesa dell’ambiente (Amazzonia) lasciati da Bolsonaro nelle mani della speculazione, sussidi per le fasce sociali più necessitate: tutte misure per ciascuna delle quali dovrà trovare pazientemente i voti di deputati e senatori disposti a farle diventare leggi dello stato.

“Jair Bolsonaro, intanto, si può presumere che non resterà a guardare il magnifico panorama dalla sua più che ampia abitazione di Barra da Tijuca, il quartiere fronte-mare più esclusivo di Rio de Janeiro (che ha votato massicciamente per lui). Né che trascurerà il suo ufficio sacerdotale nella chiesa evangelica, che costituisce anche una base politica ed elettorale imprescindibile (sebbene a prima vista qualche suffragio si direbbe che Lula glielo abbia rosicchiato). Non è nel suo temperamento”.

Per la prima volta nella storia l’America Latina ha governi marcatamente progressisti,

Tuttavia Lula può contare “su un equilibrio regionale per lui favorevolissimo, inedito: per la prima volta nella storia,dall’Argentina al Cile, alla Colombia, al Messico, l’America Latina ha governi marcatamente progressisti, che pur con qualche contraddizione rappresentano oggi insieme al Brasile un poderoso progetto di sviluppo convergente, sebbene non necessariamente unitario. Ravvicinati dalle affinità politiche, quantomeno a livello internazionale, la loro iniziativa presenta grandi possibilità di acquisire una capacità di crescita senza precedenti.

Per sfruttarle pienamente, anche nei suoi riflessi interni, Lula dovrà però riuscire a superare se stesso fino a raggiungere quel minimo di riconciliazione nazionale scientemente sabotata dall’estremismo di Bolsonaro. Un ammodernamento delle società e dei sistemi produttivi latinoamericani adeguato al cambiamento d’epoca in atto, è meno credibile senza l’apporto del Brasile“.


Israele al voto: ancora Netanyahu in corsa e questione palestinese assente

Piero Orteca su Remocontro

Per i cattolici il primo novembre è la festa di Tutti i Santi, quelli senza nome sul calendario. Qualcuno di loro forse si dovrebbe occupare dei fratelli ebrei, sempre la bibbia a unirli, e anche degli altri cittadini che dio lo chiamano Allah, e anche di quelli che non lo chiamano affatto, affinché alle quinte elezioni in tre anni e mezzo, finalmente esca un governo più o meno presentabile, ma almeno certo. Martedì elettorale in Israele più diviso e più estremizzato che mai col possibile ritorno dell’ex premier Netanyahu che della involuzione democratica nello ‘stato ebraico’ sottratto agli altri cittadini non ebrei, è stato il principale artefice.

Referendum Bibi tra governo e galera

Come nelle ultime tornate, queste elezioni assomigliano molto a un referendum sulla figura dell’ex primo ministro Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, al governo dal 2009 al 2021 e ora sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche se il partito che guida è dato in testa ai sondaggi, non è detto che la sua coalizione riuscirà ad ottenere i 61 seggi che servono per la maggioranza. Insomma, difficile che il voto possa porre fine allo stallo politico in cui Israele si trova da anni.

Questioni di confine

La sicurezza come sempre al centro della campagna elettorale, ma questa volta anche l’economia con qualche apprensione in più. Il costo della vita è in continuo aumento e le prospettive internazionali anche degli USA, che per Israele rappresentano il fornitore chiave di aiuti e armamenti, oltre che di tutela politica. Sul tema della sicurezza, storicamente il fulcro di ogni sfida elettorale, ora che l’ondata di violenze che ha interessato i territori palestinesi nelle ultime settimane ha reso il tema di nuovo attuale, per la parte palestinese questa crisi contabilizza quasi 150 uccisi quest’anno.

Palestinesi scontro, accordo col Libano

Se sul fronte palestinese la situazione rimane tristemente invariata, la grande novità di questi giorni è nei rapporti con il Libano, con cui Israele è formalmente in guerra dal 1948. Il voto si svolgerà ad appena cinque giorni dalla firma di un accordo tra i due Paesi sui confini marittimi (aspramente criticato da Netanyahu e fortemente voluto dal premier uscente Lapid). Ma gli elementi inediti non finiscono qui segnala ISPI.

L’ultra destra nella destra?

«Come mai prima d’ora, questa tornata elettorale è segnata dall’ascesa dell’alleanza dei partiti di estrema destra, alleati di Netanyahu e noti per la loro ideologia suprematista». Con il pubblico israeliano già poco incline all’idea di riprendere i negoziati coi palestinesi, un altro governo Netanyahu o peggio, romperebbe ogni spazio di trattative.

Cosa potrebbe accadere?

Vero ago della bilancia la minoranza araba con cittadinanza israeliana, che rappresenta circa un quinto della popolazione. «Spaventati dall’ascesa dell’estrema destra ma disillusi dal sistema politico israeliano, gli elettori arabi potrebbero però disertare le urne, spianando così la strada a un nuovo governo a guida Netanyahu».

Con queste premesse, ammettendo che ‘la destra e oltre’ possa ottenere i 61 seggi che fanno la maggioranza, ancora una volta la prospettiva di un governo destinato a durare poco.


R.A.V.E.

di Massimo Marnetto

La Presidente Meloni si dichiara ”lontana” dai neofascisti che hanno sfilato a Predappio. E ci mancherebbe: è il minimo che possa fare dopo aver giurato sulla Costituzione antifascista. Indigna invece la sua inerzia nel pretendere l’applicazione della legge contro l’apologia del fascismo, ostentatamente messa in atto a Predappio. Eppure le camicie nere non sono state ”disturbate” dalla Polizia, benché in plateale flagranza di reato per la presenza di oltre duemila persone, vessilli fascisti e chiassoso sfoggio di saluti romani. 

Aspettiamo di vedere l’inflessibile Ministro Piantedosi – determinato nel contrastare (giustamente) gli sballati abusivi del capannone di Modena – intervenire con altrettanta prontezza per disperdere i prossimi r.a.v.e. (Raduno Amanti Ventennio Eversivo).


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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