Libertà di reato

L’ex giudice Nordio, candidato dalle destre al Parlamento, promette di ripristinare l’autorizzazione delle Camere per le indagini sui magistrati inquisiti.

di Massimo Marnetto, 29 agosto 2022

Più il Parlamento si riempie di inquisiti e pregiudicati, più i suoi inquilini domandano impunità. Così la destra – che vive il problema con partecipazione – si prepara ad assecondare l’andazzo: l’ex giudice Nordio promette di ripristinare il ”permesso” delle Camere anche solo per indagare un parlamentare. Cioè riportando in vita quella autorizzazione a procedere assoluta, ridimensionata nel 1993, dopo Tangentopoli. 

Da allora, i politici hanno cercato di difendersi dai processi. E fu il più creativo di loro – B. – a trovare la formula per delegittimare l’operato dei giudici: gli onorevoli corrotti non erano perseguiti dalla legge, ma perseguitati da toghe rosse comuniste, per mero odio politico. Ci vollero anni e condanne definitive per dimostrare che dietro quel vittimismo peloso si nascondeva una folta schiera di onorevoli in contiguità con il crimine – anche organizzato.

Se vince la destra, Nordio vuole restituire la libertà di reato ai parlamentari. Una regressione eversiva: quando cede il principio di uguaglianza davanti alla legge, la democrazia non regge.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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