25. Per un sovranismo universale

È tempo di concludere la nostra indagine. La marcia verso l’uguaglianza è una battaglia dall’esito incerto e non una strada tracciata in anticipo. Dopo la fine del XVIII secolo, l’uguaglianza si è aperta la strada solo dando rigorose spallate alle regole stabilite dai regimi dominanti. E nel futuro andrà allo stesso modo. Sarebbe illusorio pensare che trasformazioni decisive possano aver luogo dandosi come principio intangibile l’unanimità dei paesi interessati o dei gruppi sociali in campo. 

Criteri di giustizia sociale, fiscale e ambientale

Ogni comunità politica deve poter fissare condizioni al proseguimento degli scambi con il resto del mondo, senza aspettare l’accordo unanime dei suoi partner… È tuttavia essenziale che una tale forma di sovranismo si definisca a partire da obiettivi di tipo universalista e internazionalista, vale a dire esprimendo criteri di giustizia sociale, fiscale e ambientale che possono applicarsi a tutti i paesi nello stesso modo.

Prima di adottare possibili misure unilaterali, è indispensabile proporre agli altri paesi un modello di sviluppo cooperativo, fondato su valori universali e indicatori sociali e ambientali oggettivi e verificabili che consentano di individuare pubblicamente in quale misura le differenti classi di reddito e di patrimonio contribuiranno a soddisfare i bisogni pubblici e climatici.

La composizione delle assemblee transnazionali

È anche indispensabile descrivere con precisione la composizione delle assemblee transnazionali che idealmente dovrebbero farsi carico dei beni pubblici globali e delle politiche comuni di equità fiscale e ambientale. Se tali proposte social- federaliste non vengono recepite immediatamente, rimane solo la scelta unilaterale, la quale però deve sempre mantenere un carattere di incentivazione e di reversibilità.

Cittadinanza attiva

Un tale sovranismo universalista esigerà anche e soprattutto una cittadinanza attiva…Solo potenti mobilitazioni collettive, con l’appoggio dei movimenti e delle organizzazioni sociali, permetteranno la definizione di obiettivi comuni e la trasformazione dei rapporti di forza. Attraverso le domande che ciascuno o ciascuna rivolgerà ad amici, social, eletti, media preferiti, rappresentanti sindacali. Attraverso l’azione personale e la partecipazione ai confronti e ai movimenti collettivi, ciascuno o ciascuna potrà contribuire a produrre una perfetta intelligibilità dei fenomeni socio economici e a incidere sui cambiamenti in corso.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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