24. Dalla guerra tra capitalismi alla battaglia tra socialismi

L’unico vero limite della politica monetaria è l’inflazione. Fino a che non esiste un aumento sostanziale dei prezzi al consumo, nessuna valida ragione si oppone al fatto che si stampi moneta e si emetta liquidità, se ciò contribuisce a finanziare politiche utili come la lotta contro la disoccupazione, la garanzia dell’impiego, la riqualificazione energetica degli edifici o gli investimenti pubblici nel campo della sanità, dell’istruzione e delle energie rinnovabili.


Ho difeso in questo libro….

Ho difeso in questo libro la possibilità di un socialismo democratico e federale, decentrato e partecipativo, ecologico e meticcio, che si basa sull’estensione dello stato sociale e dell’imposta progressiva, sulla condivisione del potere nelle imprese, sui risarcimenti post coloniali e sulla lotta contro le discriminazioni, sull’uguaglianza scolastica e sulla carbon tax, sulla graduale demercificazione dell’economia, sulla garanzia dell’impiego e sull’eredità per tutti, sulla drastica riduzione delle disparità monetarie e su un sistema elettorale e mediatico finalmente indipendente dal potere del denaro….Sarebbe allora possibile non solo riguadagnare credibilità nei confronti del sud del mondo, ma anche indurre il socialismo autoritario cinese a una revisione interna in termini di trasparenza e di democrazia.

Ci salverà la moneta?

Quale che sia il modello economico adottato, occorre infine insistere sul ruolo essenziale che svolgerà il sistema monetario e finanziario nel corso dei decenni a venire… La moneta è uno strumento indispensabile di politica economica, sociale e climatica, a patto però di non sacralizzarla e di farla circolare, entro un quadro istituzionale coerente che si fonda in particolare sullo stato sociale, sull’imposta progressiva, sul confronto parlamentare e sul controllo democratico.

L’unico vero limite della politica monetaria è l’inflazione. Fino a che non esiste un aumento sostanziale dei prezzi al consumo, nessuna valida ragione si oppone al fatto che si stampi moneta e si emetta liquidità, se ciò contribuisce a finanziare politiche utili come la lotta contro la disoccupazione, la garanzia dell’impiego, la riqualificazione energetica degli edifici o gli investimenti pubblici nel campo della sanità, dell’istruzione e delle energie rinnovabili.

In casi di rapido collasso dell’economia legato a una crisi finanziaria o pandemica o a una catastrofe naturale o climatica, le banche centrali sono le uniche istituzioni pubbliche capaci di reagire abbastanza in fretta per evitare default a cascata o la crescita esponenziale della povertà.

Uno schema di pensiero relativamente conservatore.

Il problema è che le politiche monetarie adottate nel 2008 e nel 2020 continuano a rientrare in uno schema di pensiero relativamente conservatore. Riassumendo, si è fatto abbondantemente ricorso all’arma della liquidità per salvare le banche i banchieri, ma ci si mostra ben più esitanti quando si tratta di salvare il pianeta, di ridurre le disuguaglianze o di liberare il potere pubblico dal peso dei debiti accumulati in seguito a crisi o a vari salvataggi e piani di rilancio del settore privato.

Per i piccoli risparmiatori, i tassi di interesse nulli o negativi non sono certo una buona notizia. Per contro, per chi ha i mezzi per prestiti a tassi bassi e sa individuare dei buoni investimenti, è possibile ottenere ottimi rendimenti.

Insomma, il fatto di immettere liquidità e di acquistare titoli finanziari ha contribuito a dopare le quotazioni azionarie e immobiliari e ad arricchire i più ricchi. Siamo pronti a scommettere che si renderanno necessarie molte lotte prima che le banche centrali diventino un vero strumento democratico al servizio dell’uguaglianza.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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