La tragedia della guerra e chi ci specula: carburanti e bollette alle stelle

Vittorio Da Rold su Remocontro, 15 marzo 2022

Un ministro in carica che denuncia sui giornali, «gli aumenti dei carburanti sono immotivati, sono una truffa colossale», come se non avesse altri strumenti per intervenire. Infatti il prezzo della benzina dipende per circa il 60% da prelievo fiscale. Mentre il prezzo della materia prima è legato in larga misura  a meccanismi speculativi internazionali.

Italia, la politica in pressing sul Governo

La guerra in Ucraina ha fatto lievitare il prezzo delle materie prime (alluminio, grano, petrolio, gas, ecc,) e in particolare di quello della benzina e del gas alla Borsa di Amsterdam. L’allarme è stato lanciato dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani (“gli aumenti dei carburanti sono immotivati, sono una truffa colossale”, ha detto), sul rincaro del costo dell’energia al punto che la procura di Roma ha aperto un’indagine conoscitiva. Il mondo politico si è subito scatenato compatto andando in pressing sul governo per chiedere di mettere un tetto al prezzo del gas nelle bollette e sul caro benzina alla pompa, oppure di ridurre il prelievo fiscale.

Le ‘tasse certe’ che paghiamo tutti

Ma qui è entrato il campo il ministero delle Finanze che ha fatto subito i calcoli di un eventuale riduzione o sconto fiscale così come hanno fatto altri paesi come la Francia: il gettito da accise sui prodotti energetici (benzina e gasolio) vale, ha scritto Valentina Conte su Repubblica, vale 2 miliardi al mese, quello sul gas ed energia elettrica un altro mezzo miliardo di incassi erariali. Come decidere dunque di tagliare il prelievo fiscale sull’energia in momento in cui l’economia frena, seppure lievemente, a causa dell’effetto delle sanzioni europee alla Russia, e quindi aumenta il deficit pubblico rispetto al Pil?

Crescita economica e non nuove tasse

La scommessa macroeconomica del Governo Draghi è tutta basata sul fatto che la crescita economica riuscirà a ridurre la quota del disavanzo, non aumentando le entrate e le tasse (cioè non usando la leva dell’austerità tipo quella dell’ex premier Mario Monti, per intenderci) ma con l’aumento della crescita economica. Bene, ma se le sanzioni economiche decise a Bruxelles e l’aumento dell’inflazione su materie prime e prezzi dell’energia dovessero prevalere sul piatto della bilancia allora sarebbero dolori.

Cambia il vento alla Bce

Senza contare che alla Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde a Francoforte, il vento sta girando: non si parla ancora apertamente di alzare i tassi di interesse come pure ha detto la Federal Reserve americana ma si parla di ridurre l’acquisto mensile del quantitativo di titoli di stato. Insomma un segnale che la politica monetaria europea non sarà più così accomodante come è stata in passato.  Un segnale che spingerà il governo ad andare con i piedi di piombo nel promettere riduzioni del prelievo fiscale sull’energia.   

Stop all’attuale meccanismo speculativo dei prezzi

Sotto i riflettori dei partiti e del governo c’è in particolare il complesso meccanismo di fissazione del prezzo del gas che per alcuni può essere diverso da quello fino ad ora adottato. Poi c’è l’elenco delle tasse nazionali imposte da ormai quasi un secolo sui carburanti: abbiamo le accise più alte a livello europeo anche a causa delle accise per la guerra in Etiopia o per il disastro della diga del Vajont, tanto per fare due esempi lontani nel tempo. Ma per il Governo non sarà facile trovare una soluzione al rebus energetico.

§§§

Gioco d’azzardo

Il prezzo dei carburanti non dipende dal costo del barile di petrolio, ma dai prezzi definiti da una agenzia privata di Londra che si chiama Platts, dove operano i principali fondi speculativi del mondo, a cominciare da Barclays Global Investors, Goldman Sachs Asset Management, Vanguard Group, Deutsche Asset Management Americas, Barclays e Global Investor. Questi fondi definiscono il prezzo dei carburanti ogni giorno, attraverso scommesse sull’andamento dei prezzi che non dipende dall’offerta reale. Insomma, il greggio o il gas aumenta del 10% ma se loro ‘scommettono’ su un futuro di crisi con aumenti al 100%, quello noi pagheremo da subito. Sulle scommesse a scendere non risulta la stessa immediatezza.

Articoli recenti:

  • Contro la guerra
    da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
  • La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
    Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
  • I due americani
    Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”.
  • L’Iran e il crollo dei doppi standard
    dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard”
  • La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
    Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere