La democrazia americana non è così solida come vuole far credere

da Remocontro, 17 marzo 2022

L’impressione dell’America come posto speciale, unico al mondo, non toccato da guerre, epidemie, violenza politica e tensione sociale fa ormai parte solo di qualche fiaba cinematografica. «E i segnali sono di lunga data, solo che non sono stati colti per tempo», denuncia Alexander Laban Hinton, direttore del Center for the Study of Genocide and Human Rights alla Rutgers University di Newark, scoperto dal Foglio.

 «It can happen here», può succedere qui

Un libro pubblicato nel 2021 che richiama il titolo di un romanzo del 1935 dove un oscuro senatore populista, dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 1936 instaurava un regime totalitario. Hinton parte ovviamente dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, e fa affermazioni forti. Negli Stati Uniti, possono accadere delle atrocità di massa come in altri paesi studiati da Hinton, come la Cambogia. E non c’è bisogno neppure di andare tanto lontano, spiega a Matteo Muzio all’ American Academy di Roma, conferenza sulla violenza politica in America e in Italia.

L’eccezionalismo americano un finta

«Gli Stati Uniti hanno violato i diritti umani in casa e all’estero: pensiamo solo ai nativi americani, come ad esempio il massacro di Wounded Knee nel 1890 o nel caso degli afroamericani, la strage di Tulsa del 1921. Ci sono alcuni indicatori però che sia durante l’epoca di Trump sia adesso possono verificarsi atrocità simili». E non dipende tutto da Trump, dice Hinton: «La teiera bolliva sul fornello da molto tempo, a un certo punto è saltata ed eccoci all’assalto di Capitol Hill».

Con Biden un po’ meglio ma non al sicuro

Da allora la situazione è migliorata, ma non così tanto. «Abbiamo comunque delle persone che credono che ci vorrebbe la forza per difendere la Costituzione e che Trump sia tuttora il presidente legittimo. La retorica incendiaria non è certo una novità nella politica americana: i democratici segregazionisti spesso la utilizzavano, con esempi parossistici come il governatore dell’Alabama George Wallace».

Poca memoria del passato

Nei suoi corsi, il professor Hinton invita a non liquidare con una battuta il razzismo anche di esponenti piuttosto estremisti come Christopher Cantwell, organizzatore della famigerata marcia di Charlottesville del 2017 chiamata Unite the Right che ha visto uno dei partecipanti uccidere un contromanifestante di sinistra, o Richard Spencer, esponente dell’alt right noto per le posizioni esplicitamente razziste e antisemite e inventore del saluto “Heil Trump”.

Non solo razzisti bigotti o stronzi

«Non si possono semplicemente definire ‘razzisti’, ‘bigotti’ o ‘stronzi’. Occorre storicizzare le loro posizioni e riconoscere che sono il frutto di un lungo percorso storico». Hilton parte dalla storia dei linciaggi e dei tumulti razziali nell’epoca segregazionista per arrivare all’assalto a Capitol Hill. Nessuna violenza casuale ma attentamente preparata.

Contro i suprematisti bianchi e i complottisti

Hinton propone una commissione d’inchiesta sul suprematismo bianco, «sul modello di quanto fatto in Cambogia o in Sudafrica», sapendo che non accadrà. «I democratici sono sostanzialmente focalizzati sul consenso da prendere per il prossimo ciclo elettorale. E di sicuro una proposta del genere non li aiuta né a prendere voti né ad approvarla facilmente. Ciò non vuol dire che però non si possa fare niente»

L’esempio della strage di Tulsa

«Prima abbiamo citato la strage di Tulsa. In Oklahoma, grazie a un movimento dal basso, si è riusciti a mettere in piedi una  commissione di questo tipo focalizzata a trovare la verità, ricordare quanto accaduto e persino a risarcire i discendenti delle vittime. A livello nazionale sarebbe senz’altro meglio, ma se ci saranno altre iniziative simili potrà crescere la domanda per fare di più».

Ma, alla fine, «It can happen here», può succedere qui.

Articoli recenti:

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere