Ritiro francese dal Mali: l’Europa (e l’Italia) nel Sahel?

da Remocontro, 17 marzo 2022

Ieri sera Draghi a Parigi da Macron e parlare di cosa fare nella regione africana del Sahel. Da un mese un contingente italiano formato da sei elicotteri e da 200 specialisti militari, è in Mali per appoggiare la missione internazionale “Takuba”, un assortimento di forze speciali europee per combattere i gruppi estremisti che infestano la regione e tenere sotto controllo il traffico di migranti.
Ma Il regime golpista del Mali, però, sta mettendo in difficoltà la missione e sta costringendo alcuni contingenti ad abbandonare. In più stanno arrivando i mercenari russi del gruppo Wagner.

Missione Takuba addio?

Fermare la missione oppure andare avanti? Il ministro degli esteri francese Le Drian: «Se non ci sono più le condizioni per restare andiamo via, ma rimarremo nel Sahel per combattere il terrorismo». Oltre ai rapporti tesi con Bamako preoccupa la situazione in Burkina Faso. I dubbi dell’Eliseo -ma anche dell’Italia-, alla vigilia del vertice di oggi e domani tra Unione europea e Unione africana a Bruxelles.

Il doppio golpe in Mali

Golpe uno e due nel giro di pochi mesi e la mano militare sul Mali, ‘governo di transizione’, non gradisce il sostegno della Francia coloniale e dei suoi alleati Europei, Italia compresa richiesta dal precedente governo. La giunta militare parla di ‘periodo di transizione’ mentre ha concordato l’arrivo dei mercenari russi del gruppo Wagner, come «confermato dallo stesso Putin, nei giorni scorsi, nell’incontro con Macron a Mosca», precisa Stefano Mauro sul Manifesto.

Problemi non solo in Mali

Secondo l’Afp sono, però, numerosi «i dubbi da parte dell’Eliseo di continuare la missione» a partire da un progressivo coinvolgimento degli altri paesi della forza di difesa africana del G-5 Sahel (Mauritania, Niger e Ciad, oltre al Mali e al Burkina Faso). Il Niger, che ospita il comando avanzato di Barkhane e dei suoi partner saheliani dal novembre 2020, non è molto attratto dall’idea di diventare la nuova base operativa della missione «Takuba» (di avere in casa il contingente europeo) e la Mauritania ha mantenuto finora una certa neutralità sulla situazione maliana.

Burkina Faso

Incertezza anche rispetto al Burkina Faso, dopo il colpo di stato del 24 gennaio. Nonostante lo stato maggiore francese abbia comunicato nelle scorse settimane «un aumento delle operazioni congiunte con i militari ‘burkinabé’ e l’uccisione di una cinquantina di jihadisti», Parigi non ha ancora riconosciuto ufficialmente il nuovo uomo forte e nuovo presidente ad interim: il tenente colonnello Damiba. Assenti quindi alla cena all’Eliseo, con invito ristretto ai leader di Niger, Mauritania e Ciad, Unione africana, Comunità economica dell’Africa Occidentale (Cedeao), al Presidente del Consiglio europeo e al capo della diplomazia Ue.

Documenti riservati

Secondo le minute di un briefing dell’Eliseo per spiegare la situazione prima della cena ricevute dal Foglio, «i francesi vogliono fermare le operazioni antiterrorismo in Mali assieme ai soldati locali perché vorrebbe dire lavorare fianco a fianco con i mercenari russi della compagnia Wagner, assoldati da poco dal regime». «Se proprio non si riuscirà a collaborare con il Mali, si sposterà il modello Takuba in altri paesi della regione, magari con un cambio di nome». Governi più disposti a collaborare. Il primo candidato è il Niger, dove già i contingenti hanno basi militari.

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