Roma, 30 novembre 2015 – Negli editoriali di Eugenio Scalfari ieri e di Stefano Folli oggi sulla “Repubblica” si afferma tra l’altro che la politica prudente di Matteo Renzi sul medio oriente non farebbe altro che ricalcare quella di Amintore Fanfani, il quale negli anni sessanta “si sforzava – scrive Folli – di tutelare gli interessi italiani nel Mediterraneo …affidandosi ..allo strumento privilegiato dell’ENI di Mattei, all’interno di una politica estera nel segno della mediazione, talvolta dell’ambiguità”. Non saprei dire quali siano le motivazioni attuali del presidente del consiglio ma dubito molto che l’apertura al Mediterraneo della politica estera di allora abbia avuto come diretto motivo ispiratore la difesa degli interessi petroliferi dell’ENI. Mi pare più vero l’inverso. Per quello che so, Enrico Mattei, uno dei capi più prestigiosi della Resistenza al fascismo, condivideva con Fanfani, Moro e La Pira una visione autonoma del ruolo politico dell’Italia per la sua posizione geografica nel Mediterraneo che non coincideva con quella neo-coloniale dettata dalle “sette sorelle” del petrolio. E a questa vocazione mediterranea, già allora tacciata di “terzomondismo” da qualche giornale conservatore, ha ispirato con successo la sua strategia aziendale. Che dal suo successo di imprenditore l’ingegnere abbia ricavato anche un forte potere personale, tanto che qualcuno avrebbe pensato di ucciderlo, è un altro discorso.
Nei primi anni sessanta, che furono anche i primi della mia professione, seguivo per un giornale fiorentino le iniziative del professor Giorgio La Pira come sindaco e dal ’64 in poi impegnato in un’intensa diplomazia di pace, sia per il conflitto israeliano-palestinese che per quello vietnamita. Erano, come sappiamo, gli anni della liberazione di molti paesi dal dominio coloniale. E proprio a Palazzo Vecchio, nel confronto diretto tra i rappresentanti delle culture emergenti e delle lotte per l’indipendenza, scoprivamo la relatività storico-culturale dell’occidente e della stessa civiltà tecnologica.
Guardando tra la documentazione dei quattro “Colloqui mediterranei” promossi da La Pira (ad uno dei quali si riferisce la foto pubblicata a margine), ho trovato una citazione dall’intervento di Edouard Glissant , filosofo e letterato martinicano. “L’occidente – diceva Glissant – deve avere il coraggio di liquidare, fino in fondo, una fase della sua storia per cominciarne un’altra. Non deve obbedire ai riflessi della paura, non deve cercare di intervenire nelle faccende altrui con spirito di superiorità. Deve liberarsi dalla mentalità coloniale che sopravvive alla realtà, perché essa, tra l’altro, ricade addosso all’occidente medesimo e lo rende fascista all’interno”. A più di mezzo secolo di distanza, mi pare ancora incredibilmente attuale.
