Sulla vicenda Scurati un altro punto di vista

di Diego Fusaro

Leggo l’ondata di indignazione per l’oscuramento del discorsetto banale e fanciullesco di Scurati sul 25 aprile. Un discorsetto banale e fanciullesco, bisogna pur riconoscerlo con onestà. Pieno di luoghi comuni e di “vuota profondità”, per dirla con Hegel.

Scurati non dice nulla contro la violenza dei mercati e dell’imperialismo, fingendo invece che la violenza oggi sia quella del fascismo, per fortuna morto e sepolto 70 anni fa: ci vuol forse far credere Scurati che oggi la violenza è quella del manganello e dell’olio di ricino e non invece quella dei mercati e del precariato, ma poi anche dell’imperialismo con bombardamenti etici e missili democratici incorporati? Davvero una persona intelligente come Scurati crede a queste palesi banalità prive di riscontri oggettivi e buon gusto, a garantire la presenza nei demenziali “pensatoi” televisivi in cui si parla di tutto senza approfondire nulla?

Bloccare il discorsetto banale e fanciullesco di Scurati è stato indubbiamente un errore grave e imperdonabile, anche e forse soprattutto perché adesso dà il destro a tutto questo piagnisteo patetico sul ritorno del fascismo in Italia. Ciò rivela una volta di più il dilettantismo di questo governo ogni giorno più ridicolo, mera continuazione peggiorativa del precedente governo di Mario Draghi.

Il governo Meloni va criticato senza pietà per il suo neoliberismo ostentato e per il suo servile atlantismo. Non certo per il fascismo, che c’entra come i famosi cavoli a merenda. Le tesi di Scurati sul ritorno del fascismo sono francamente imbarazzanti: per il semplice fatto che non c’è nessun fascismo in Italia, per fortuna; c’è però un male non meno trascurabile del fascismo, e si chiama neoliberismo o turbocapitalismo che dir si voglia, male terribile che nasconde la violenza oscena del mercato dietro il suo anonimato impersonale.

La violenza dell’ordine liberale dei mercati non ha nulla da invidiare a quella dei fascismi o delle altre dittature novecentesche, che se non altro firmavano direttamente i loro crimini, laddove l’ordine dei mercati agisce vigliaccamente nell’anonimato, con formule deresponsabilizzanti come “ce lo chiede il mercato” o “ce lo chiede l’Europa”. Formule anonime con le quali si giustifica l’oscenità quotidiana con cui le banche tolgono la casa ai cittadini o le imprese multinazionali sfruttano senza pietà i lavoratori.

L’ho detto e voglio ridirlo: l’antifascismo in assenza di fascismo è un patetico alibi per non essere anticapitalisti in presenza di capitalismo. L’antifascismo in presenza di fascismo era eroico e trovava in figure massimamente nobili come Antonio Gramsci la propria fulgida espressione.

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