Sulla licenza di sparare di notte

Roma, 5 maggio 2017 – “Meno male che c’è il Senato”, ha commentato ironicamente stamani il Presidente Grasso dopo aver letto sui giornali che il segretario del Pd Matteo Renzi aveva definito un “pasticcio” la legge sulla legittima difesa che il suo partito aveva poche ore prima approvato in Parlamento. Una legge che secondo il ministro della Giustizia del “suo” governo, Andrea Orlando, non andava neppure proposta perché non ce n’era bisogno. Mentre il riconfermato leader del Pd sostiene che “va incontro alle esigenze dei cittadini” e ha solo bisogno di essere cambiata. Come ovviamente prevedibile, Matteo Salvini ne ha subito approfittato per esibire un po’ di sarcasmo: “come fa il Pd ad approvare una legge il giovedì e il venerdì dire che va cambiata?”, concludendo comme d’habitude  che la maggioranza è allo sbando e bisognerebbe solo andare a votare al più presto. Musica per gli orecchi di Renzi ma non per l’alleato di governo, i centristi di Alfano che, preoccupatissimo, vorrebbe subito “blindare” la legge. Anche perché al Senato i 15 bersaniani del MDP sarebbero determinanti per la sorte del provvedimento se il loro voto contrario non fosse compensato dai 16 verdiniani di ALA . Roberto Saviano ha commentato su Facebook “Col decreto Minniti e la legge sulla legittima difesa, il Pd ha deciso definitivamente di essere un partito della peggior destra che fa leva su istinto, ignoranza e luoghi comuni”. Un po’ meno duro, ma non troppo, il commento (che segue) di Massimo Marnetto, come sempre senza peli sulla lingua. Molti non saranno d’accordo su un approccio così diretto. Altri osserveranno che la pressione della destra e l’umore della ggente avrebbero imposto una legge peggiore di questa, per esempio abolendo la condizione di una difesa proporzionata all’offesa. Ma gli argomenti portati da Massimo è difficile contestarli, per questo ve li propongo (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 4 maggio 2017 – La telefonata di mia moglie mi sveglia nel pieno della notte. Chiama dalla casa al mare, dice che c’è qualcuno in giardino; che il cane abbaia come un ossesso; che ha chiamato il 113 ma non arriva nessuno da un quarto d’ora; che il cane continua ad abbaiare e pensa che il tizio sia ancora là; che non sa cosa fare. Arriva la volante quando tutto è finito e il tizio se n’è andato vedendo le inferriate sbarrate e la casa sveglia. Il poliziotto si scusa per il ritardo di quasi un’ora. “Hanno tagliato i fondi – si giustifica – e adesso c’è una sola pattuglia notturna per tutto questo tratto di litorale”. Mi torna in mente questo fatto, quando leggo che adesso la legge amplia i poteri di legittima difesa. Di fatto, privatizzando la sicurezza. Come dire: l’evasione fiscale priva lo Stato dei fondi per vigilare il territorio, quindi arrangiatevi, compratevi una pistola e se succede il fattaccio, tranquilli, chiuderemo un occhio e vi restituiremo anche le spese legali.

No, non condivido questo orientamento dello Stato, perché delocalizza la sicurezza, dalla prevenzione pubblica alla reazione privata.
Con un doppio onere per il cittadino. Psicologico, perché l’autodifesa da eccezione diventa la regola. Di maggior rischio, perché più diffusione di armi significa più omicidi. Come dimostrano gli Usa, dove un’arma legalmente acquistata per difesa personale trasforma in tragedia una lite in famiglia, tra vicini, un licenziamento o altre frustrazioni nelle quali si vede la vendetta estrema, come la soluzione più semplice.
Se pagassimo tutti le tasse, invece, potremmo continuare a permetterci una vigilanza che funziona, con interventi a chiamata tempestivi e deterrenti. E i cittadini non dovrebbero allenarsi nei poligoni. Ma manca la cultura del bene comune. Ed è difficile far capire al professore che quando non rilascia fattura, fa un gesto anche contro la propria sicurezza. Evasori e ladri sono complici. E un governo che non combatte l’evasione, finisce per forza ad autorizzarci ad uccidere i ladri. Non a caso dopo i condoni fiscali, arrivano i condoni penali.

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