Riccardo Laganà, CDA RAI: “Spiace lo stop a Saviano, Insider è servizio pubblico”

Se non vado errato, Laganà è entrato in rappresentanza degli utenti, a conferma di quanto poco vada considerato dalla maggioranza l’orientamento di questi ultimi (nandocan)

“Non capisco cosa ci sia di aziendale’ nella scelta di non mandare in onda un programma già registrato che parla di mafia, criminalità organizzata attraverso pentiti e testimoni di giustizia. A chi giova non trasmettere un programma già realizzato? Quali sarebbero le specifiche norme del codice etico che si ritengono violate nel contenuto del programma cancellato?”.

Se lo chiede – riferisce un comunicato ANSA – il consigliere di amministrazione Rai Riccardo Laganà, parlando della cancellazione del programma di Roberto Saviano. “Penso al disappunto dei parenti delle vittime di mafia, dei giornalisti minacciati, ma anche delle forze dell’ordine – argomenta Laganà – che tra le righe di quella trasmissione avrebbero avuto l’attenzione che il servizio pubblico deve sempre porre ad argomenti come questi.

“Il tema della trasmissione “Insider”, che ha fatto buoni ascolti nella passata stagione – prosegue Laganá – rispetta i canoni del servizio pubblico, ci sta perfettamente dentro, ed è un errore non poterne fruire per via di pressioni politiche che hanno tentato, riuscendoci evidentemente, di mettere sullo stesso piano parole inaccettabili verso una ragazza che ha denunciato una violenza sessuale e quelle di Saviano che si è rifatto a citazioni letterarie delle opere di Salvemini per criticare, anche aspramente, un ministro”.

“Ribadisco dunque -conclude – che non si comprende come le valutazioni di oggi possano impattare su un chiaro programma di servizio pubblico registrato tempo fa”.
“Spiace molto per la decisione, spiace per il servizio pubblico, spiace perché della mafia si parla sempre troppo poco e con fatica, spiace per tutte le persone sotto scorta che con coraggio combattono le mafie”, conclude il consigliere di amministrazione eletto dai dipendenti Rai. (ANSA)


di Massimo Marnetto

Don Ciotti deve espatriare, Saviano deve tacere. Contrariamente ai colpi che questo governo di destra sta sferrando a due testimoni tra i più attivi contro le mafie, voglio manifestare loro tutta la mia solidarietà per la resistenza alla criminalità organizzata che esercitano da anni, senza remore.

Chiedo invece al prete anti-cosche di continuare a battersi per costruire cellule sane di onestà organizzata; allo scrittore di continuare a parlare, perché i boss – come tutti i vampiri che succhiano sangue agli inermi – odiano la luce delle parole; ai vertici della Rai che vogliono zittirlo, di mandare in onda le puntate già registrate da Saviano, per rispetto del pluralismo del servizio pubblico e per non mostrarsi invertebrati di fronte ad un governo che pratica la censura.


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