Michele Marsonet su remocontro
Polonia russo-fobica al riarmo. Le elezioni per il parlamento europeo protagoniste spesso nascoste della politica dei 27. Ognuno coi suoi problemi, tutti coinvolti sugli equilibri futuri nell’Unione, con la destra sovranista minacciosa. Tutti a rincorrere la questione di una Difesa europea meno Usa dipendente, e più o meno anti-Russia. La Polonia tra i molti e in prima linea, sulla scia della stessa presidente Von del Leyen convertita al riarmo per non lasciare campo alla sola Francia nucleare.
Russia spauracchio cancella diversità
L’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, premier polacco dal 13 dicembre 2023, non ha modificato di una virgola la politica estera di Varsavia rispetto ai suoi predecessori del partito ultranazionalista PIS. Anche con Tusk la Polonia, principale corridoio dei rifornimenti bellici occidentali all’Ucraina, con qualche problema sul fronte del grano ucraino, continua a sostenere Kiev e a praticare una politica nettamente anti-russa.
Il caso del missile russo che ha sorvolato per alcuni secondi lo spazio aereo polacco è stata la più recente occasione di attrito, pochi secondi di sorvolo accidentale, per Mosca, con l’ambasciatore russo che, convocato dal governo, rifiuta l’incontro.
Riarmo e costi sociali
La Polonia continua nella rincorsa ad un riarmo accelerato, nonostante i proibitivi costi sociali che impone. Superando la richiesta Nato di destinare il 2% del Pil a spese militari, la Polonia ereditata da Kaczinsky, si avvia verso la enormità del 4% del Pil nazionale dedicato al riarmo, unico Paese dell’Alleanza Atlantica a stanziare una somma simile.
A beneficiarne è soprattutto l’industria militare Usa, come già avveniva ai tempi del PIS. Recentemente Washington e Varsavia hanno firmato un accordo da due miliardi e mezzo di dollari per dotare la Polonia dello ‘Integrated battle command system’, un sofisticato sistema di difesa aerea e missilistica integrata di ultima generazione.
Destro o centro, il nemico di sempre
Pur permanendo la tensione tra il premier Tusk e il presidente Duda, che appartiene al PIS, il mondo politico polacco è concorde sul timore di un attacco della Federazione Russa al Paese, anche se è membro della Nato. Pochi sembrano nutrire dubbi sulla opportunità di adottare una ‘politica di guerra’, più educatamente chiamata di Difesa. A quasi nessuno, d’altro canto, si fida di Putin.
Enfasi nazionalistiche con qualche opportunismo
Il governo Tusk, analogamente a quanto avevano fatto i suoi predecessori, sta inoltre insistendo sulla necessità di preparare la popolazione civile a ‘ogni possibile scenario’. Arrivando a riesumare i vecchi bunker di epoca sovietica, e non escludendo la possibilità di costruirne di nuovi. Si parla di ‘educazione universale al salvataggio’, per gli studenti, dagli asili all’università, insistendo sulla ‘Difesa’ per non parlare troppo di guerra.
Tanti sentimenti anti russi ma pochi soldi da spendere
Qualcuno esprime dubbi circa la capacità della Polonia di sostenere spese militari così ingenti. L’economia, grazie soprattutto agli ingenti finanziamenti Ue, non va male, ma come in tutta Europa non è certo florida. Ed ecco che le spese belliche potrebbero metterla in difficoltà nel lungo periodo. Occorre comunque tener conto che i sentimenti anti-russi sono molto diffusi nella popolazione.
La Polonia ha lunghi confini comuni con Ucraina e Bielorussia, ed è quindi molto esposta. Senza scordare la exclave russa di Kaliningrad, potentemente armata e incuneata tra Lituania e Polonia. Con pochi dubbi sugli eventuali scrupoli di Putin ad attaccare un Paese Nato se fosse nelle sue strategie.
Paure storiche tra Germania e Russia
Sin dai tempi degli zar (ma anche del Kaiser) i polacchi sono stati esposti alle mire espansionistiche russe, prima cancellati come Stato, diventando in seguito uno dei Paesi satelliti della ex Urss nell’ambito del patto di Varsavia. Questa memoria storica spiega perché la popolazione non protesta quando i politici parlano di ‘scenari di guerra’.
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