Il Cristo “politico”

In realtà il concetto di un dio liberatore degli oppressi e degli umili è presente fin dall’antico testamento. Nel dizionario biblico storico-critico di Monlobout e Dupuit si legge che “il verbo liberare è quasi sinonimo del verbo “salvare“, non c’è salvezza che non passi attraverso la liberazione da tutto ciò che opprime: “il faraone, gli altri tiranni, la morte, le malattie, i nemici, le cattive lingue, l’idolatria, il peccato”. D’altronde l’idea di un cristianesimo liberatore, ben lontano dall’ “oppio dei popoli” somministrato da un clero a lungo alleato dell’aristocrazia e del potere, è presente fin dagli esordi del socialismo (nandocan).

di Massimo Marnetto

La lavanda dei piedi fa del cristianesimo una religione anomala. Che un dio sia la sublimazione di potenza, giustizia, bontà è un dato ricorrente in molte credenze. Ma in nessuna c’è una divinità che concepisce la dedizione agli ultimi in modo così radicale, da fare un gesto così umile a favore dei più miseri.

Il messaggio è anti-antropologico e persino osceno per i tempi in cui fu lanciato, ma chiaro: l’autorevolezza estrema non deve essere un limite al servizio estremo. Così, le detenute commosse e scandalizzate dalla pietà di Francesco mi hanno colpito, mentre seguivo la scena con un imbarazzo ombra.

Sono un credente atipico, ma sicuramente ammiro il Cristo ”politico”, come uomo rivoluzionario, non violento e sempre dalla parte degli ultimi. Se poi fosse pure un dio, per me non è importante. Mi basta la sua lotta per la dignità dei senza dignità – bambini, donne, lebbrosi, puttane – e la sua avversione per le onorificenze per farne un maestro. Anche laico.


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