Ministro Nordio, il suo garantismo è contro gli onesti – Lettera aperta
di Massimo Marnetto
Ministro Nordio, noi cittadini ci sentiamo sempre più ignorati da uno Stato che non tutela la legalità con convinzione, facendo passare questo disimpegno come garantismo. Siamo preoccupati per il depotenziamento dell’uso degli strumenti più efficaci per la lotta al crimine e alla corruzione, come le intercettazioni. Se non bastasse, a questo disarmo della giustizia si somma l’impossibilità per la pubblica opinione di essere informata – tramite la stampa – sull’andamento dei processi. Così la presunzione di non colpevolezza degenera nell’oscurità del processo.
Ministro Nordio,
quando lo Stato di diritto si ritira, si espande la legge del più forte. Lei ha una scorta personale; noi cittadini abbiamo la scorta della legalità. Più è disarmata, più rimaniamo in balia di prepotenti, corrotti e predatori. Pertanto, mi appello al suo passato di magistrato, per chiederle di riconsiderare le deleterie limitazioni che vuole introdurre.
Con vigilanza democratica,
Intercettazioni, informazione sotto attacco. Fnsi: «Chi ha paura dei cronisti?»
«L’informazione continua a essere sotto attacco per via legislativa». A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale della Stampa italiana che, in una nota, esprime «forte preoccupazione» per l’annunciata riforma della giustizia.
«Alcune disposizioni delineate dal ministro Carlo Nordio vanno nella direzione della compressione del diritto di cronaca, già fortemente minato dal decreto Cartabia sulla presunzione di innocenza», rileva la Fnsi, che pone al ministro «quattro semplici domande»:
Perché c’è bisogno di andare a normare contenuti già regolamentati in maniera netta e univoca dal Codice di procedura penale? Si vuole avvisare e quindi intimorire le giornaliste e i giornalisti?
Chi ha paura della libertà di stampa più volte richiamata anche dal presidente della Repubblica quale presidio fondamentale della società democratica? Perché sempre e comunque colpevolizzare le croniste e i cronisti?
«In tema di pubblicazione delle intercettazioni criterio insindacabile è l’interesse pubblico a conoscere, come sancito da diverse sentenze della Corte europea dei diritti umani, nel rispetto della dignità delle persone coinvolte sancito anche dal Codice deontologico dei giornalisti», rileva la Fnsi.
«Più che un freno ai processi mediatici – incalza il sindacato dei giornalisti – si ha l’impressione che si voglia oscurare l’articolo 21 della Costituzione, dimenticando che chi esercita la giustizia lo fa in nome e per conto del popolo italiano così come i giornalisti esercitano il diritto e dovere di informare i cittadini in maniera compiuta e pluralistica nel rispetto degli altri diritti costituzionalmente garantiti. A riprova di ciò nulla viene fatto contro le querele temerarie».
Ser Ciappelletto peccatore in vita fatto santo in morte. Di Giovanni Boccaccio
Giovanni Punzo su Remocontro
Tra certa attualità e imminenti esami di maturità un contributo di cultura e riflessione. La prima novella del Decameron di Giovanni Boccaccio. Ser Cepparello è un notaio di pessima reputazione. In fin di vita, ad evitare di essere sepolto fuori da terra consacrata, decide di confessarsi e fingere di essere colui che non è. Dopo poco, Ser Ciappelletto muore, creduto dal confessore quasi santo. Inizia una lunga processione di fedeli che si recano sia al funerale che sulla tomba dell’uomo…
Le eventuali malignità che potreste intravvedere nella scelta di questo racconto sono tutte di Remocontro, lo sviluppo letterario e colto è di Giovanni Punzo
Ripasso per tardo maturi e maturandi
Accanto a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, il terzo gigante della letteratura italiana del Trecento è Giovanni Boccaccio, letterato e diplomatico, oggi ricordato principalmente come autore del ‘Decameron’. Una raccolta di novelle che hanno per protagonisti nobili altezzosi e ricchi mercanti, ladri spericolati e goffi creduloni, innamorati fuori di senno e cinici affaristi: uno spaccato lucido e disincantato della società italiana in un particolare momento del Medioevo in cui si stavano accumulando – a volte con notevole spregiudicatezza – enormi ricchezze.
L’impianto dell’opera è relativamente semplice: un gruppo di dieci tra uomini e donne, per sfuggire la peste che allora non si chiamava ancora pandemia, si ritira in una villa isolata, ma fornita di tutte le comodità nei dintorni di Firenze. Per passare il tempo si escogita l’idea di far raccontare ogni giorno da ognuno dei presenti una storia diversa. Ma sin dalla comparsa dell’opera, non mancarono critiche o giudizi negativi. A parte la malizia di alcune vicende, era la stessa idea all’origine a suscitare recriminazioni.
Tre uomini e sette donne che convivevano allegramente sotto lo stesso tetto per dieci giorni -‘cene eleganti’ si direbbe oggi-, non era cosa da raccomandarsi pubblicamente. Non stupisce affatto che, quando fu istituito due secoli dopo l’Indice dei libri proibiti, uno dei primi ad essere inserito fu proprio il Decamerone di messer Giovanni Boccaccio.
Ser Ciappelletto diventa san Ciappelletto
La prima novella della prima giornata racconta la storia di ser Ciappelletto. Il banchiere fiorentino Musciatto Franzesi (personaggio realmente esistito) affida a costui la gestione dei suoi affari in Francia scegliendolo non già in virtù della sua onestà, ma proprio per la sua assenza di scrupoli, attestata anche dal fatto che più volte non ha esitato a falsificare documenti e rendere falsa testimonianza.
Il compito affidato non è del resto facile, ovvero la riscossione di crediti da astuti mercanti borgognoni che, a loro volta, godono di pessima fama. Ospite in casa di due usurai fiorentini, coinvolti anch’essi in affari assai dubbi, Ciappelletto però si ammala gravemente e i due usurai si trovano di fronte al dilemma se chiamare o meno un confessore al capezzale. Da una parte temono per la loro reputazione (e per gli affari) che l’infermo confessi cose inenarrabili, ma dall’altra non possono nascondere che in casa loro un uomo sia in punto di morte.
Ciappelletto, che ha sentito la conversazione tra i due, si offre di risolvere a modo suo l’imbarazzante questione: rilascia a un frate del luogo considerato molto pio una confessione non vera, o meglio recita dinanzi al frate la commedia di una vita che non aveva mai vissuto, ma in maniera così abile che il religioso ne è talmente colpito da ritenerlo un santo. E dopo la sua morte si parlerà addirittura di san Ciappelletto.
Un po’ di storia e di letteratura senza sottintesi
Lasciando da parte l’opera letteraria e la trama, c’è da ricordare però anche la realtà storica ed economica di quel momento del Medioevo. Ai tempi di Dante – cioè un po’ meno di mezzo secolo prima – Firenze era già una città ricca e popolata da circa centomila abitanti, cifra assai considerevole perché Parigi, la città più grande d’Europa, ne contava centocinquantamila. Le ricchezze provenivano soprattutto dai commerci dei tessuti e dalle intermediazioni finanziarie, ovvero da mercanti e banchieri.
Nella successiva e pur splendida epoca di Lorenzo il Magnifico, cioè un secolo dopo, la città aveva all’incirca la metà degli abitanti del tempo di Dante, ma aveva conservato una vitalità economica straordinaria testimoniata anche dalla comparsa a metà del Trecento del primo ‘manuale’ per il commercio internazionale scritto da Francesco Pegolotti. Mercanti e banchieri fiorentini aprirono filiali all’estero in tutta Europa e certamente non tutti furono spregiudicati come ser Ciappelletto.
Il racconto di Boccaccio, in fondo, non racconta solo la storia di un astuto mercante che non teme l’aldilà e si fa beffe della credulità altrui, ma la trasformazione di un epoca e il disincanto, la fine di una religiosità ingenua e popolare e l’ascesa di un nuovo ceto. Anche politico, diremmo oggi.
Formattare gli individui
di Günther Anders
Era il 1956 quando il filosofo ebreo e tedesco Günther Anders, prima grande amico e poi marito di Hannah Arendt, scrisse questo passaggio all’interno del suo libro “L’uomo è antiquato”:
“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.
L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.
In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.
Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo.
Usare la persuasione e non la violenza
Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massicciamente, attraverso la televisione, divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È buono, in chiacchiere e musica incessante, impedire allo spirito di pensare.
Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.
In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana. E il modello della libertà.
L’uomo di massa
Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, l’unica paura, che dovrà essere mantenuta, sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.
L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve essere un gregge. Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale, tutto ciò che metterebbe a repentaglio il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto.
Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali”.
Günther Anders. 1956 in “L’uomo è antiquato”
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