Secondo il generale Fabio Mini la controffensiva ucraina è già iniziata. “Non è un atto unico “come lo sbarco in Normandia” – scrive su “sinistrainrete” – ma una serie di azioni offensive calibrate in relazione alla resistenza opposta dal nemico che vede impegnate quattro brigate ucraine armate e addestrate dalla Nato per un totale di 70mila uomini”. Raniero La Valle, nella newsletter di “Costituente Terra”, citando un articolo di “sinistrainrete” a firma Alessandro Valentini, prova a spiegare le ragioni del prolungarsi di una guerra “a bassa intensità” (nandocan)
Perché una guerra a bassa intensita
Raniero La Valle per Costituente Terra
Newsletter n. 121 del 17 giugno 2023
Cari amici,
ha detto Putin, parlando a un incontro sull’economia internazionale a San Pietroburgo, che la Russia è in grado di colpire qualsiasi edificio a Kiev. Perché non lo fa? Con la sua potenza militare se avesse voluto avrebbe potuto già da tempo vincere la guerra con l’Ucraina. Non lo fa per tener fermo il punto, enunciato fin dall’inizio, che da parte russa questa non è una guerra, ma un’”operazione militare speciale”, cosa che è stata considerata da noi, in Occidente, come un’affermazione edificante e puramente propagandistica.
In realtà la linea seguita finora da Mosca sul campo è quella di una “guerra a bassa intensità” le cui ragioni sono evocate in un articolo di Alessandro Valentini in una analisi che, pur muovendo da una visione di parte, merita di essere presa in considerazione. La tesi che ne emerge è che la guerra si prolunga perché la posta in gioco non è l’Ucraina ma il conflitto tra due visioni dell’ordine mondiale.
Due visioni dell’ordine mondiale
In effetti, ma non solo da ora, bensì a partire dalla fine della contrapposizione tra i blocchi, si è delineato un conflitto tra un ordine unipolare e monocratico, presidiato da un unico potere militare e politico, che è la visione proposta e argomentata ufficialmente dagli Stati Uniti e acriticamente condivisa dal complesso dei loro alleati e partners, e un ordine multipolare e pluralistico che è rivendicato dalla Russia, dalla Cina e da molti Paesi del sud del mondo e del resto del mondo.
Secondo i documenti ufficiali dell’amministrazione americana, l’esito della “competizione strategica” tra queste due alternative, cioè tra queste due parti del mondo, sarà deciso entro questo decennio con o senza la guerra; guerra che, in tale prospettiva, sarebbe inevitabilmente una guerra universale, se pure non atomica. Per il momento la guerra d’Ucraina, che ne rappresenta la prima fase ed ha per obiettivo l’eliminazione della Russia, continua nonostante ogni possibile negoziato, perché il vero negoziato dovrebbe risolvere il contrasto tra queste due concezioni del mondo. Stretta tra questi vasi di ferro, l’Ucraina è offerta, e si offre, in sacrificio.
Ucraina vittima dell’inganno
Essa è vittima dell’inganno, ordito nei suoi confronti, dagli Stati Uniti e dall’Occidente, che le hanno fatto credere di poter vincere la guerra con la Russia, nonostante l’evidente sproporzione delle forze. Ma la guerra della quale era promessa all’Ucraina la vittoria non era in realtà la sua guerra, ma quella degli Stati Uniti e del loro mondo unipolare, che per di più sarebbe stata vinta senza essere combattuta.
Purtroppo l’Ucraina è caduta nella pania, prima sprezzando i moniti a non insistere per l’ingresso nella NATO, nonostante l’avvertimento russo che ciò sarebbe stato causa di guerra, poi, a guerra iniziata, precipitandosi nell’illusione della vittoria propiziata dalla bulimia delle armi, spensieratamente fornitele in regalo dall’Occidente.
Un’intervista a Zelensky
Zelensky, mettendoci del suo ogni energia, è caduto nella voragine che gli era stata allestita in quanto, personaggio della TV, era digiuno di scienze storiche, ignaro del diritto, inesperto di rapporti internazionali e non immune dalle mitologie dei nazionalismi novecenteschi; ed è per questo che, in una intervista a Nbc News, mettendo in guardia sulle conseguenze di un’eventuale sconfitta di Kiev ha sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero scegliere tra “entrare in guerra con la Russia” o “il collasso della NATO”.
È questo il contesto dell’attuale disastro dal quale l’unico modo per uscire è agire perché prevalga un’altra visione del mondo.
Pubblichiamo nel sito l’articolo di Alessandro Valentini e, in morte di Berlusconi, una riflessione dal titolo “Arcitaliano?“.
Con i più cordiali saluti, Costituente Terra (Raniero La Valle)
Di guerra in guerra più munizioni per tutti
da Remocontro
Vertice NATO-Industria per aumentare la produzione di munizioni. Ministri della Difesa con i rappresentanti di 25 importanti aziende del settore Difesa per discutere dell’aumento della produzione di munizioni. Più armi per rimpinguare gli arsenali e continuare a rifornire Kiev, ma le industrie che devono ampliare impianti chiedono garanzia per fare più bombe, chiedono garanzie per il dopo. Più guerre?
E poi l’Ucraina nella Nato: se, come e quando.
Nato Industrial Advisory Group
Notizia Euractive. Iniziativa ‘Nato Industrial Advisory Group’ a cui partecipano i rappresentanti di aziende che producono munizioni, sistemi missilistici e droni. Gli alleati occidentali dell’Ucraina stanno cercando di incrementare la produzione di armi e munizioni per le necessità delle proprie forze armate e per continuare a rifornire Kiev, mentre le aziende chiedono garanzie di domanda a lungo termine per giustificare gli investimenti necessari ad ampliare stabilimenti e produzione.
Gli invitati di riguardo
Dagli Stati Uniti dovrebbero essere presenti Raytheon Technologies e Lockheed Martin, mentre la lista delle società europee include Leonardo, Elettronica, MBDA, Bae Systems, la belga FN Herstal, la finlandese Patria, la tedesca Rheinmetall, la norvegese Nammo, il consorzio franco-tedesco KNDS (Nexter e Krauss Maffei Wegman), la francese Thales, le aziende turche Baykar e Roketsan, la rumena Romarm, la croata Duro DakoviÄ Grupa la portoghese Tekever, la estone Milrem Robotic, la bulgara Arsen e la ceca Excalibur Group.
Gruppo di Contatto per l’Ucraina
Incontro preliminare alla nuova riunione del Gruppo di Contatto per l’Ucraina, per «coordinare gli sforzi ad aumentare la produzione di munizioni». «La pianificazione militare è competenza della NATO ed è dunque essenziale evitare duplicazioni, concentrando il lavoro sull’interoperabilità, lo sviluppo e le acquisizioni congiunte», precisa un diplomatico a conoscenza del dossier. L’Unione Europea ha invece competenze specifiche sulla politica industriale e il commissario per la politica estera e di difesa, lo spagnolo Josep Borrell parteciperà all’incontro.
Dall’Eliseo intanto
I leader politici di Francia, Germania e Polonia si sono incontrati all’Eliseo per parlare di sostegno all’Ucraina. Emmanuel Macron, Olaf Scholz e Andrzej Duda hanno cercato di elaborare una posizione comune sul ruolo che i paesi europei dovrebbero svolgere nel supporto al paese invaso, anche in vista del vertice Nato che si terrà a Vilnius l’11-12 luglio (e di cui parla Orteca nel pezzo precedente). Le incertezze sul campo di battaglia a rendere più pressante la necessità che i paesi europei scelgano una linea di azione condivisa sul rapporto che li legherà con l’Ucraina.
Nato si, Nato forse, come e quando
Negli ultimi mesi l’ipotesi più accreditata è quella del ‘modello Israele’ (forniture annuali di armi all’avanguardia, addestramento e condivisione di informazioni), ma il campo occidentale è spaccato al suo interno. Alcuni paesi sono riluttanti anche solo alla possibilità di tracciare un percorso verso l’adesione dell’Ucraina alla Nato (in particolare la Germania) e a qualsiasi tipo di approfondimento dei legami tra l’Alleanza e Kiev, per timore che tanto basterebbe a coinvolgere la Nato nel conflitto.
Riserva variabili
La Francia di Macron nutre riserve analoghe, anche se pubblicamente non esclude la possibilità dell’ingresso dell’Ucraina (pur collocandola in un futuro remoto), con iniziative diplomatiche per coinvolgere Kiev in un indefinito «concerto allargato di paesi europei». Il polacco Duda il solo a sostenere la necessità di garantire all’Ucraina «una chiara prospettiva di entrare nella Nato.
A sintetizzare il tutto la sibillina sentenza di Macron riportata da Limes: «La controffensiva è iniziata. Durerà per diverse settimane e forse per mesi. La sosterremo nei limiti che ci siamo dati», dove i limiti autoimposti differiscono però da attore ad attore.
Massimo Marnetto, turista in Sicilia, dal geatro greco di Siracusa ci racconta la guerra secondo Aristofane
Per liberare la Pace
di Massimo Marnetto
Il teatro greco di Siracusa è pieno in tutto il suo emiciclo e un vento tiepido mi consola, dopo il sole preso in attesa del tramonto. Inizia La Pace di Aristofane – il salace protopacifista e polemista del V sec. a.C. – che immagina il vignaiolo Trigeo (un bravo Giuseppe Battiston) salire fino all’Olimpo su un poco epico scarabeo stercorario, per invocare gli dei affinché liberino Eirene, la pace, e facciano cessare la guerra fratricida tra ateniesi e spartani. Ma gli dei se ne sono andati, disgustati dalla violenta stupidità degli uomini.
Mentre il racconto procede tra i bagliori delle luci che attraversano i fumi di scena, il ritmo cardiaco dei tamburi e le immagini dei bellissimi costumi, penso all’Ucraina, a Putin, Zelenski, Biden, Xi e ai venditori di armi. Aristofane ce l’ha con i demagoghi che avvelenano il popolo con l’esaltazione dell’orgoglio e della supremazia; che sconvolgono la convivenza, senza pensare che un fante in armi è un contadino strappato alla sua terra, alla sua famiglia, alle sue greggi.
I demagoghi e la gente semplice
La guerra – fa capire l’Autore – la vogliono gli arroganti, i venditori di armi e di oroscopi (gli odierni analisti). Per liberare la pace deve insorgere la gente semplice, i contadini. Dopo il monologo finale di Eirene, applaudiamo tutti con un’intensità che supera il gradimento e sembra addensare anche un senso di riconoscenza verso chi porta avanti da secoli il messaggio di pace, rendendo ridicoli i potenti.
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