Solidarietà a Montanari
di Massimo Marnetto
Voglio manifestare la mia piena solidarietà a Tomaso Montanari, per essersi rifiutato di abbassare la bandiera dell’università di cui è rettore, in esplicita dissidenza al lutto di Stato disposto dal Governo per la morte di B. La sua schiena dritta – insieme alle dichiarazioni di analogo tenore di Rosy Bindi e di altre persone pubbliche contrarie all’adozione di questa solennità a beneficio di un personaggio non esemplare – svetta per dignità e rispetto del proprio ruolo, in antitesi alle proscinesi indecorose ostentate da molti rappresentanti del mondo della cultura.
Rifiuto la frase ”nel bene e nel male” che molti chierici remissivi hanno usato nel giudizio su B. con l’intento di compensare nefandezze e azioni positive compiute in vita dal defunto, perché è evidente che le prime superano di gran lunga – per numero e gravità – le seconde. Che si proceda pure al funerale e lutto di Stato, ma si rispetti l’astensione di chi – molti, me compreso – non si adegua al servo encomio.
Con vigilanza democratica, Massimo Marnetto
Berlusconi in noi
Vito Mancuso su Facebook
Insegna l’antico proverbio: “De mortuis nihil nisi bonum”, vale a dire: “Di chi è appena morto, o si tace o si parla bene”. Di Silvio Berlusconi io non avrei scritto nulla, non avendo per parte mia molto di buono da riconoscergli, laddove “buono” lo intendo nel senso radicale del termine che rimanda al Bene in quanto sommo valore che coincide con la Giustizia e la Verità (concetti che scrivo al maiuscolo per indicare la loro superiorità rispetto al mero interesse privato).Se però, ciononostante, ne scrivo, è per cercare di mettere a fuoco la frase del cantautore Gian Piero Alloisio, talora attribuita a Giorgio Gaber (cito a memoria): «Non temo Berlusconi in sé, ma il Berlusconi che è in me».
Non parlerò quindi di Berlusconi in sé, bensì del Berlusconi in noi, convinto come sono che quanto dichiarato da Benigni valga per milioni di italiani, forse per tutti noi, che portiamo al nostro interno, qualcuno con gioia, qualcun altro con fastidio o addirittura con vergogna, quella infezione che è, a mio avviso, il “berlusconismo”.
La religione dell’Io
Cosa infetta precisamente il berlusconismo? Risponderò presto, prima però voglio ricordare questa frase di Hegel: «La filosofia è il proprio tempo colto nei pensieri». Io penso che quello che vale per la filosofia, valga, a maggior ragione, per l’economia e la politica: il loro successo dipende strettamente dalla capacità di saper cogliere e soddisfare il desiderio del proprio tempo.
Berlusconi è stato molto abile in questo. Con le sue antenne personali (al lavoro ben prima che installasse a Cologno Monzese le antenne delle sue tv) egli seppe cogliere il desiderio profondo del nostro tempo, ne riconobbe l’anima leggera e se ne mise alla caccia esercitando tutte le arti della sua sorridente e persistente seduzione. Si trasformò in questo modo in una specie di sommo sacerdote della nuova religione che ormai da tempo aveva preso il posto dell’antica, essendo la religione del nostro tempo non più liturgia di Dio ma culto ossessivo e ossessionante dell’Io.
Il berlusconismo rappresenta nel modo più splendido e seducente lo spodestamento dell’antica religione di Dio e la sua sostituzione con la religione dell’Io. E il nostro tempo se ne sentì interpretato in sommo grado, assegnando al fondatore i più grandi onori e costituendolo tra gli uomini più ricchi e più potenti non solo d’Italia.
Fine del primato dell’etica
Ho parlato del berlusconismo come di un’infezione, ma cosa infetta precisamente? Non è difficile rispondere: la coscienza morale. Il berlusconismo rappresenta la fine plateale del primato dell’etica e il trionfo del primato del successo. Successo attestato mediante la certificazione dell’applauso e del conseguente inarrestabile guadagno.
Vedete, Dio, prima, lo si poteva intendere in vari modi: nel senso classico del cattolicesimo e delle altre religioni, nel senso socialista e comunista della società futura senza classi e finalmente giusta, nel senso liberale e repubblicano di uno stato etico quale per esempio lo stato prussiano celebrato da Hegel, nel senso della retta e incorruttibile coscienza individuale della filosofia morale di Kant, e in altri modi ancora, tutti comunque accomunati dalla convinzione che esistesse qualcosa di più importante dell’Io, di fronte a cui l’Io si dovesse fermare e mettere al servizio.
Fin dai primordi dell’umanità il concetto di Dio rappresentò esattamente l’emozione vitale secondo cui esiste qualcosa di più importante del mio Io, del mio potere, del mio piacere (a prescindere se questo “qualcosa” sia il Dio unico, o gli Dei, o l’Urbe, la Polis, lo Stato, la Scienza, l’Arte o altro ancora).
Nulla è più importante di Me
Ecco, il trionfo del berlusconismo rappresenta la sconfitta di questa tensione spirituale e morale. In quanto religione dell’Io, esso proclama esattamente il contrario: non c’è nulla di più importante di Me. Non è certo un caso che il partito-azienda del berlusconismo non ha mai avuto un successore, e ora, morto il fondatore, è probabile che non faccia una bella fine.
Naturalmente questa religione dell’Io suppone quale condizione imprescindibile ciò che consente all’Io di affermare il suo primato di fronte al mondo, vale a dire il denaro. Il denaro era per il berlusconismo ciò che la Bibbia è per il cristianesimo, il Corano per l’islam, la Torah per l’ebraismo: il vero e proprio libro sacro, l’unico Verbo su cui giurare e in cui credere.
Tutto è in vendita e si misura in base agli applausi
Il berlusconismo è stato una religione neopagana secondo cui tutto si compra, perché tutto è in vendita: aziende, ville, politici, magistrati, uomini, donne, calciatori, cardinali, corpi, parole, anime. Tutti hanno un prezzo, e bastano fiuto e denaro per pagare e ottenere i migliori per sé. Chi (secondo la dottrina del berlusconismo) non desidera essere comprato?
Il berlusconismo ha rappresentato un tale abbassamento del livello di indignazione etica della nostra nazione da coincidere con la morte stessa dell’etica nelle coscienze degli italiani. La quale infatti ai nostri giorni è in coma, soprattutto nei palazzi del potere politico. Ma cosa significa la morte dell’etica? Significa lo spadroneggiare della volgarità, termine da intendersi non tanto come uso di linguaggio sconveniente, quanto nel senso etimologico che rimanda a volgo, plebe, plebaglia, ovvero al populismo in quanto procedimento che misura tutto in base agli applausi, in quanto applausometro permanente che trasforma i cittadini da esseri pensanti in spettatori che battono le mani.
Ovvero: non è giusto ciò che è giusto, ma quanto riceve più applausi. Ecco la morte dell’etica, ecco il trionfo di ciò che politicamente si chiama populismo e che rappresenta la degenerazione della democrazia in oclocrazia (in greco antico “demos” significa popolo, “oclos” significa plebaglia).
Conseguenze devastanti
Tutto questo ha avuto e continuerà ad avere delle conseguenze devastanti. In primo luogo penso all’immagine dell’Italia all’estero, che neppure dieci Mario Draghi avrebbero potuto ripulire dal fango e dalla sporcizia del cosiddetto Bunga-Bunga. Ma ancora più grave è lo stato della coscienza morale dei nostri concittadini: eravamo già un paese corrotto e di evasori, ora siamo ai vertici europei; eravamo già tra gli ultimi come indice di lettura, ora siamo in fondo alla classifica.
Ricordo che una volta mi trovavo con un imprenditore all’autodromo di Monza per una convention aziendale e, forse per la vicinanza di Arcore, forse chissà per quale altro motivo, egli prese a parlarmi di Berlusconi. Mi disse che molti anni prima gli aveva indicato una massa di gente lì accanto e poi gli si era rivolto così: «Secondo lei, quanti sono gli intelligenti là dentro? Il 10 percento? Ecco, io mi occupo del restante 90 percento». Questa è stata la politica editoriale delle sue tv che hanno portato alla ribalta personaggi fatui ed equivoci e hanno fatto strazio della vera cultura.
Sé-duzione
Il berlusconismo ha di fatto affossato nella mente della gran parte degli italiani il valore della cultura, riducendo tutto a spettacolo, a divertimento, a simpatia falsa e spudoratamente superficiale, a seduzione. Seduzione da intendere nel senso etimologico di sé-duzione, cioè riconduzione a sé di ogni cosa, secondo quella religione dell’Io che è stato il vero credo di Silvio Berlusconi e da cui non sarà facile liberare e purificare la nostra “povera patria” (come la designava, proprio pensando al berlusconismo, Franco Battiato).
Conti in tasca: produzione industriale -7%, in due anni bruciati 61 miliardi di risparmi
Produzione industriale ad aprile in calo dell’1,9%. -7,2% annuo. Quarto calo consecutivo. Male i settori energivori (carta, chimica e metallurgia). Dall’inizio dell’anno la frenata è del 2,9%. Segnali di rallentamento anche sulle esportazioni, come segnalato dalle rilevazioni extra-Ue di aprile, in calo del 5,1% dopo due anni di crescita continua.
La guerra in Ucraina ha accelerato la crisi. Problema chiave, l’energia. Il gas naturale che costa sei volte di più in Europa che negli Stati Uniti. Rischio di deindustrializzazione europea.
Dall’industria alle tasche di tutti noi: In due anni bruciati 61 miliardi di risparmi nei conti di famiglie e imprese. In soli tre mesi, da dicembre 2022 a marzo 2023, la variazione negativa è stata pari a oltre 50 miliardi.
L’economia in Europa
Frenata non limitata all’Italia ma che coinvolge l’intero continente, come già aveva segnalato Eurostat nei dati di marzo, quando l’intera produzione Ue era calata del 3,6 rispetto al mese precedente. Osservata speciale continua ad essere la Germania, primo mercato di interscambio per il nostro paese, i cui risultati inevitabilmente si riflettono sulla nostra industria. Da Berlino, che gli ultimi dati di Pil indicano in recessione tecnica, i segnali non confortanti. Anche altrove in Europa il raffreddamento è comunque evidente, con la produzione spagnola a cedere nel mese l’1,8% e la Francia in frenata di un decimale, calo che sale però allo 0,4% nella sola manifattura.
Italia-7,2%: peggio solo in pandemia
E non è soltanto un problema ‘congiunturale’, rilevano gli analisti. La serie negativa è anche su base trimestrale e su base annua. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, più che di caduta si deve parlare di vero e proprio crollo (nel periodo febbraio-aprile dal -7,2% attuale la flessione 2022 era stata invece dell’1,3%). Mai così male dal luglio del 2020, quando il paese era alle prese con la cosiddetta «fase due» della pandemia.
Coinvolti tutti i settori
«Le diminuzioni – si legge nel comunicato dell’Istituto di statistica – sono estese a tutti i comparti». I più colpiti, tuttavia, sono i comparti dell’energia (-12,6%) e dei beni intermedi (componentistica, semilavorati, – 11%). Quelli che ci legano alla «grande manifattura allargata tedesca». Si calcola che la componentistica italiana pesi per il 30-40% sul ‘valore finale’ delle principali auto tedesche (per le Opel si arriva addirittura al 60-70%). Si va dai motori elettrici montati sulle Porsche e dai fari delle Audi (Marelli) ai freni delle Bmw (Brembo), agli ammortizzatori di sterzo delle Volkswagen (Cultraro), rileva Luigi Pandolfi sul Manifesto.
Auto tedesche crisi italiana
«Senza l’Italia, insomma, i tedeschi non potrebbero fare le loro macchine. Ma il rovescio della medaglia non è meno minaccioso: se la Germania va in sofferenza, tutte le ‘catene del valore’ europee riferite all’industria tedesca ne risentono». Ed è quello che sta succedendo (la Germania, oltretutto, da maggio è in ‘recessione tecnica’). Non a caso, insieme all’Italia, va in affanno la Spagna, che come noi è fortemente inserita nella filiera produttiva che conduce a Berlino.
I colpi della guerra ucraina
I problemi dell’industria tedesca non sono recentissimi, ma la guerra in Ucraina ha accelerato la crisi. Materie prime, energia, mercati. «In pochi mesi è stato stravolto un assetto economico e produttivo germanocentrico e agganciato alle fonti energetiche russe costruito nel corso di decenni». I nostri guai hanno solo radici tedesche? No, ci sono anche problemi nostri, interni. Ma molti hanno le stesse radici dei problemi tedeschi. Guardando i settori più colpiti, si nota subito che alla base dello schianto ci sono i costi dell’energia.
Crisi generale europea
A marzo era stato rilevato un calo della produzione industriale del 3,6% in tutta l’Unione. Per tutti, il problema chiave si chiama energia e materie prime, che sta minando la competitività dell’industria europea. Il gas naturale costa sei volte di più in Europa che negli Stati Uniti. Secondo uno studio ISPI i prezzi alla produzione delle industrie europee sono aumentati del 42%, mentre quello delle aziende americane dell’8,5%. E molte società del continente, soprattutto tedesche, hanno deciso di trasferirsi all’estero. Negli Usa principalmente, aiutati da sleali incentivi.
Per noi Europa, il rischio reale di deindustrializzazione. Anche l’Ue ne è consapevole, ci dice la politica. Ma al momento non sembra che abbia chiaro come scongiurare questa evenienza.
Bruciati 61 miliardi di risparmi di famiglie e imprese
Tra dicembre 2021 e marzo 2023, il saldo totale dei conti correnti di famiglie e imprese è calato di oltre 61 miliardi di euro. Da dicembre 2022 a marzo 2023, la variazione negativa è stata pari a oltre 50 miliardi. Il rialzo del costo del denaro ha cambiato le carte in tavola per famiglie e imprese all’inflazione, e la ricchezza accumulata nel corso di anni corre il rischio di andare in fumo in tempi brevi. Sfrenata corsa dei prezzi, prestiti più onerosi e perdita di potere di acquisto sono solo alcune delle maggiori conseguenze di un meccanismo economico perverso che mina il tesoretto degli italiani e continua a metterne a dura prova la capacità di risparmi.
‘Salvadanai’ a secco
Già dai primi mesi del 2022, il carovita e l’inflazione non solo hanno invertito la tendenza al risparmio delle famiglie, pressoché prossima allo zero nei primi cinque mesi (in media pari allo 0,2% da gennaio a maggio) e con tassi di decrescita nel restante semestre, ma hanno dunque cominciato a erodere le riserve accumulate dal sistema produttivo italiano (per una percentuale pari all’1,4% ovvero 4,4 miliardi di euro), privo ormai di risorse finanziarie da devolvere agli investimenti.
Il decremento complessivo delle risorse depositate è stato pari, in soli tre mesi, a ben 50 miliardi di euro spesi per coprire consumi e investimenti. Se si analizzano tutte le forme di giacenza sui conti bancari, sono oltre 61 miliardi di euro i depositi totali ‘saccheggiati’ dagli italiani a partire da dicembre 2021 fino a marzo 2023, utili per fronteggiare i danni economici subiti da inflazione e ridotto potere di acquisto.
- (senza titolo)Qual è stato il primo videogioco a cui hai giocato? non ricordo, ho 90 anni
- ‘Fare gli italiani’ tra libro Cuore e PinocchioGiovanni Punzo su Remocontro Scrivo e cancello, poi riscrivo e soffro mettendo una accanto all’altra parole di sbigottimento e vergogna, di preoccupazione per quello che stiamo vivendo, per quello che sarà. Cancello ancora. Non ce la faccio a parlare ancora del Paese Innominabile. E non mi fa ridere per niente la scenetta degli azzeccagarbugli del… Read more: ‘Fare gli italiani’ tra libro Cuore e Pinocchio
- Torna la newsletter di Costituente TerraLa newsletter di Costituente Terra, associazione a cui sono iscritto fin dalla fondazione, torna con cadenza settimanale per raggiungere chi già la conosce e chi ancora non la conosce. Uno strumento per informare sulle attività e sugli appuntamenti, condividere notizie e sviluppare riflessioni sui temi al centro del nostro impegno (nandocan) Ritorna in una fase… Read more: Torna la newsletter di Costituente Terra
- Mafia e terrorismo al mercato nero delle armi ucraineÈ la doppia morale — un metro per i potenti e uno per i comuni mortali — che porta più danni a questo mondo: guerre, occupazioni, ingerenze mascherate da diritto internazionale quando in realtà sono strumenti di dominio. E il danno non si ferma alla politica estera. Una volta che le armi vengono considerate legittimo… Read more: Mafia e terrorismo al mercato nero delle armi ucraine
- Salvare Reportdi Massimo Marnetto Salvare Report, a prescindere da Ranucci, è possibile, oltre che doveroso. La soluzione migliore sarebbe ridare la conduzione della trasmissione a Milena Gabanelli – ad interim per una stagione – con il mandato della continuità delle inchieste e l’individuazione di un nuovo conduttore/conduttrice. La giornalista – nota per la sua professionalità e… Read more: Salvare Report
