Nel dramma palestinese la campagna elettorale per il dopo Netanyahu

Ho ascoltato personalmente a Roma “Bibi l’americano”molti anni fa, bieco allora come oggi. Amico di Trump e della parte più retriva del partito repubblicano, Netanyahu gioca di anticipo sulle elezioni americane e se ne frega di un presidente “decotto” come Biden. Potrei sbagliarmi, ma il Netanyahu di 10 anni fa a cui sembra far riferimento Gantz, tradì, se non vado errato, un accordo con Arafat per il ritiro di Israele dai territori occupati(nandocan)

Piero Orteca su Remocontro

Raid sui profughi a Nuseirat, 31 morti. L’ultimatum di Gantz: «Piano su Gaza entro l’8 giugno o mi dimetto». Ben-Gvir contro Gantz e Gallant, «sciogliere il gabinetto di guerra». Ospedale Al-Aqsa: oltre 60 morti nelle ultime 24 ore. Onu: 800mila fuggiti da Rafah.

«Considerazioni personali e politiche hanno cominciato a entrare negli aspetti più sacri della difesa di Israele», ha denunciato Benny Gantz, uno dei ‘supergenerali’ cooptati nel Gabinetto di guerra. Un malessere politico che coinvolge un altro membro del Governo di emergenza nazionale: l’ex capo di Stato maggiore della Difesa, Gadi Eisenkot.

Netanyahu: ‘interessi politici personali’ nella gestione della guerra

Gantz non condivide, come molti altri esponenti politici dello Stato ebraico, la deriva nazional-religiosa dell’esecutivo. Un marcato sbilanciamento a destra, condizionato da ministri come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Le cui dichiarazioni, seguite da continue ‘miscalculations’, presunti errori sul campo di battaglia, stanno isolando Israele nei rapporti internazionali, danneggiando persino le relazioni con gli Stati Uniti. Netanyahu, di conseguenza, viene accusato di assistere quasi impotente (o compiacente?) di fronte ai fatti. Inoltre, sostiene il leader dell’Unione Nazionale, nonostante tutte le pressioni e i continui richiami (anche del Dipartimento di Stato) finora il governo di Tel Aviv non ha elaborato alcuna ‘road map’, un percorso per la sistemazione di Gaza nel dopoguerra.

«Primo Ministro Netanyahu – ha detto Gantz – stasera ti guardo negli occhi e ti dico: la scelta è nelle tue mani. Il Netanyahu di 10 anni fa avrebbe fatto la cosa giusta. Siete disposti a fare la cosa giusta e patriottica oggi? Perché il popolo d’Israele ti sta guardando. E tu devi scegliere tra il sionismo e il cinismo, tra l’unità e la faziosità, tra la responsabilità e l’illegalità. E, infine, tra la vittoria e il disastro».

I vincoli politici per tenere in piedi il governo

Da bravo e meticoloso generale, nel corso della conferenza stampa, Benny Gantz ha poi elencato, con grande dovizia di particolari, le clausole e i punti che il premier si dovrà impegnare a osservare se vorrà riuscire a tenere in piedi il governo. Nell’ordine, Gantz ha chiesto che entro l’8 giugno venga approvato un piano per realizzare sei obiettivi strategici.

  1. Il ritorno degli ostaggi da Gaza, è la richiesta più urgente.
  2. Il rovesciamento del governo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza.
  3. La creazione di una ‘Amministrazione congiunta’, statunitense, europea, araba e palestinese, che gestirà gli affari civili della Striscia e costituirà la base per una futura autorità di governo alternativa.
  4. Il rimpatrio dei residenti del Nord di Israele, che sono stati evacuati dalle loro case, nonché la riabilitazione delle comunità di confine di Gaza.
  5. La promozione della normalizzazione con l’Arabia Saudita.
  6. L’adozione di un progetto di servizio militare per tutti i cittadini israeliani.

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