Meno auto

La crisi dell’auto, nelle nostre città forse oggi meno intasate dal traffico, non andrebbe risolta ma accompagnata. Per i meno giovani oltre che per i disabili che incontrerebbero difficoltà a sostituirla con veicoli meno invasivi, un buon servizio pubblico, meglio ancora su ferro, è l’alternativa migliore su cui puntare da parte delle amministrazioni locali. Non me ne vogliano gli automobilisti se aggiungo che i comuni potrebbero accrescere e migliorare gli investimenti nel settore anche attraverso le multe sia ai “portoghesi” sugli autobus che alle auto in sosta vietata, oggi piuttosto scarse. Del resto basta un giro nel centro (ma anche nelle periferie) delle grandi città europee per apprezzare la frequenza e la comodità del trasporto pubblico. A Roma, con il Giubileo che ha inizio a Natale, sono attese folle di pellegrini e di turisti. Cerchiamo di fare una buona impressione. (nandocan)

di Massimo Marnetto

La crisi dell’auto manda anche un segnale positivo: ne compriamo di meno, anche perché le usiamo di meno. Molti, soprattutto nelle grandi città, non vedono più l’auto come un mezzo che semplifica gli spostamenti, ma un costoso oggetto che si muove a fatica, non può entrare in centro e va parcheggiato dopo l’esasperante ricerca di un posto.

Per convertire questo disagio in un comportamento virtuoso, basterebbe un trasporto pubblico decente. E infatti dove questo accade, si usa l’auto come soluzione eccezionale, perché l’utente può passare da un mezzo pubblico all’altro con agilità. 

Inoltre l’auto non è più uno status symbol, come nel dopoguerra. Ora – a parte gli ultimi boomer che pensano ancora di essere ammirati per il suv – si acquistano auto piccole e silenziose, spesso sostituite da motorini, monopattini e biciclette. Prima i produttori comprenderanno questa nuova concezione dell’auto, meglio riusciranno a governare questa transizione senza spargimento di licenziamenti.


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