Elkann

di Massimo Marnetto

Chi si fida ancora di Elkann? Gli ingenui. L’erede Agnelli non ha mai voluto rilanciare la Fiat e appena ha potuto l’ha venduta alla Peugeot, simulando una fusione che in realtà prevedeva la lenta estinzione del polo italiano dell’auto. Tavares è stato solo un sicario, incaricato di strangolare l’automotive nazionale, togliendogli l’ossigeno della ricerca e la competitività dell’innovazione. Ora il Governo Meloni dà la colpa al Green Deal e gioca di retroguardia chiedendo all’Europa il rinvio della fine dei motori a combustione, come se l’emissione del CO2 dei motori termici fosse un vezzo dell’ambientalismo ideologico (qualsiasi cosa significhi).

Invece le domande sono stringenti: l’industria automobilistica italiana è ancora in tempo per salire sul treno del motore elettrico? La ricerca è in grado di sostenere la produzione di batterie efficienti? Lo Stato vuole incentivare la rete di colonnine per facilitare le ricariche in tutto il suo territorio? Insomma c’è un piano industriale per rilanciare il settore con nuove auto – con la ristrutturazione degli stabilimenti e la formazione degli operai – o ce lo facciamo dettare da uno sveglio come Elkann?


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