La Chiesa di Bettazzi

C’è chi lo ricorda,…”, scrive Raniero La Valle, ma il riferimento è soprattutto a se stesso e a quando a Bologna come direttore de “L’Avvenire d’Italia”, si incontrava col vescovo ausiliare del cardinal Lercaro. Ho anch’io un ricordo personale con monsignor Bettazzi, morto ieri a 99 anni ad Alviano, non lontano da quella che per 17 anni era stata la sua sede vescovile di Ivrea. A lui, che era anche il presidente internazionale di Pax Christi, movimento molto impegnato sul fronte della giustizia e della pace, mi rivolsi per un’intervista televisiva su monsignor Romero, di cui era appena uscita una biografia con la sua prefazione. E di lui, che era stato forse il più giovane dei vescovi italiani presenti al Vaticano II, si poteva dire anche che fosse rimasto il più “conciliare” fra tutti. (nandocan)

di Raniero La Valle*

Cari amici,

Il bello di una lunga vita è che molti, in tempi e in luoghi diversi, ne godono i frutti, quando quella vita è ricca di valori civili, di ispirazioni religiose e traboccante di amore. Così è stato della vita di Luigi Bettazzi, che è stato davvero un vescovo della Chiesa di tutti, e della Chiesa dei poveri, e soprattutto dei pacifici e degli assetati di giustizia. E così egli ha seminato e lasciato ricordi straordinari in tanti e in molte occasioni per quasi 100 anni.   

C’è chi lo ricorda, giovane e anche bello, fraterno e accogliente, maestro ed amico, come Assistente ecclesiastico della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici italiani, famosa per aver formato personalità straordinarie e preziosi protagonisti della prima Italia repubblicana, a cominciare da Moro. 

C’è chi lo ricorda come vescovo ausiliare di Bologna  in quel tempo magico che visse la Chiesa bolognese, la Chiesa del cardinale Lercaro, di don Dossetti, dell’ “Avvenire d’Italia”, del   Centro di studi religiosi di Pino Alberigo e Paolo Prodi. A quel titolo fu tra i più giovani vescovi del Vaticano II: e lì parlò per la pace, ed ebbe il coraggio di levarsi in san Pietro per chiedere ai Padri conciliari, contro ogni prudenza ecclesiastica, di procedere alla canonizzazione conciliare di papa Giovanni XXIII, e farlo santo per acclamazione, senza miracoli e senza processi canonici, perché un papa così ancora non si era mai visto, e proprio quel Concilio ne era il lascito più prezioso per la Chiesa e per il mondo.

Finito  il Concilio mons. Bettazzi fu ancora accanto a Lercaro, prima che l’arcivescovo bolognese fosse deposto per aver rivendicato la profezia della Chiesa, piuttosto che la neutralità, contro la guerra del Vietnam. 

E poi fu vescovo di Ivrea, dove fu mandato per i suoi meriti, ma anche per lasciare il posto a Bologna al cardinale Poma incaricato di normalizzare la Chiesa italiana dopo gli ardimenti del Concilio.

E chi, tra i compagni che furono con lui e con don Albino Bizzotto in quella sorta di staffetta per la pace che fu fatta nel 1992 per rompere l’assedio di Sarajevo durante la guerra jugoslava, non lo ricorda a proclamare  che era possibile la pace tra serbi e bosniaci, , musulmani e cristiani, cattolici e ortodossi?

È stato un vescovo dei poveri e dei pacifici, degli intellettuali e dei piccoli, presidente di Pax Christi e militante di base quando c’era da lottare e testimoniare per la pace: e l’ultima volta lo ricordiamo a dire, rispondendo all’appello di Michele Santoro, che non è contro l’aggressione chi alla violenza oppone un’altra violenza, e che dalla guerra di Ucraina si doveva uscire con la diplomazia e mettendosi in mezzo ai contendenti per farli riconciliare nella pace.

In questo ricordo che ci consola all’ora della sua morte, vi inviamo i più cordiali saluti.

* Chiesa di Tutti Chiesa dei Poveri

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