Il coraggio di negoziare

Difficile dire se e quanto un negoziato di pace sia nelle aspettative del popolo ucraino, vittima di un’aggressione certamente ma soprattutto del perdurare di un conflitto che ha fatto – e stando così le cose continuerà a fare – centinaia di migliaia di morti e feriti. D’altra parte la condizione posta da Zelensky di un ritiro completo dell’armata rossa dalle zone occupate del paese, comprese quelle da sempre contestate, richiederebbe la resa del più probabile vincitore oltre che le dimisssioni di Putin. Continuare a contare, come sembra fare il presidente ucraino, su un improbabile coinvolgimento della Nato, non limitato agli aiuti militari come avviene tuttora, equivale ad auspicare un nuovo conflitto mondiale oltre che la distruzione completa di quel che resta dei territori contesi (nandocan)

di Massimo Marnetto

Il Papa ha espresso un concetto giusto – il valore del negoziato – usando parole sbagliate – la bandiera bianca e la certezza della sconfitta. Come sanno i diplomatici più accorti, un trattato di pace deve prima di tutto salvare la faccia dei sottoscrittori. E infatti, il risultato è stato l’opposto delle buone intenzioni di Francesco: un rigurgito d’orgoglio ucraino e il rinforzo della volontà di perseguire la vittoria. 

Bene invece ha fatto il Pontefice a rimarcare il ”coraggio di negoziare”. Ecco, è questo il punto da enfatizzare per avere qualche possibilità di accordo. Insomma, ci vuole ”l’onore delle armi” per convincere gli ucraini a desistere dal mortifero concetto di vittoria integrale, non il richiamo pragmatico all’impossibilità di rovesciare le sorti del conflitto sul campo. Quando la verità umilia, serve il balsamo dell’ipocrisia diplomatica.


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