Da piccoli

Educare alla pace cominciando da piccoli. Alla collaborazione e alla solidarietà, non soltanto alla competizione come oggi programmaticamente avviene in tutte le scuole, a cominciare da quelle anglosassoni. Dove la scuola è generalmente orientata a fare emergere le eccellenze piuttosto che al recupero dei meno dotati. E a me pare una contraddizione nei paesi democratrici, dove tutto dovrebbe essere orientato all’educazione del maggior numero di intelligenze possibile (nandocan)

di Massimo Marnetto

Bisogna iniziare da piccoli a parlare di pace: dopo è troppo tardi. Sembra questo il messaggio che il Papa ha voluto lanciare inaugurando la Giornata dei Bambini. Concetto condivisibile, ma che può affermarsi solo se si crea una pedagogia della pace. Che revochi l’atavico precetto della forza come unico accesso alla dignità. 

Principio rivoluzionario perché anti-istintivo, e quindi acquisibile solo con un’accorta educazione al valore dell’autocontrollo. Che richiede la riformulazione dell’onore non con la celebrazione del più forte – chi ha sconfitto più nemici – ma del più intelligente – chi ha esteso più alleanze. Francesco ha mandato un messaggio chiaro: la guerra non è un male incurabile, ma ha bisogno di vaccini precoci e richiami continui, perché il morbo della sopraffazione è latente. E riemerge con la paura: chi spaventa un popolo ne fa un carnefice.


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