Aggiungo un punto interrogativo al titolo di Marnetto. Se non riservate esclusivamente alla difesa, mandare armi destinate a colpire in territorio russo significherebbe solo prolungare una guerra già troppo lunga con il suo carico di morti e feriti da entrambe le parti. L’aggressione criminale all’Ucraina è stata determinata e motivata da una (legittima quanto inopportuna) adesione dell’Ucraina alla Nato, seguita a quella di tutti gli altri paesi dell’ex Europa orientale. “Abbaiando alle porte di Mosca”, come mi pare abbia commentato a suo tempo l’Osservatore Romano. Quello che serve oggi è maggiore impegno diplomatico per convincere i russi che la scelta della democrazia da parte dei paesi confinanti è compatibile con la garanzia sulla neutralità di questi ultimi e che un accordo in tal senso, conveniente ad entrambi gli schieramenti, potrebbe essere firmato subito (nandocan)
di Massimo Marnetto
Mandare armi all’Ucraina è di sinistra. Serve a proteggere i suoi civili da bombardamenti premeditati sui palazzi, ospedali, scuole, supermercati, voluti dai russi per uccidere persone inermi. Serve per evitare che Putin conquisti altri territori e ritenga così più vantaggiosa la prosecuzione della guerra, che la trattativa di pace. Serve a far capire a chi medita altre invasioni – la Cina con Taiwan – che l’uso della forza non semplifica.
Mandare solo armi all’Ucraina è di destra. Senza lo sforzo parallelo diplomatico per trovare una via di pace, il sostegno militare non risolve il conflitto; anzi condanna il popolo ucraino allo sterminio e a una resa differita ancor più dura. Abbandonare di colpo l’Ucraina è da neocapitalisti. Lo farà Trump se dovesse essere eletto. Per chi bada agli affari, la priorità non è la scelta giusta, ma quella conveniente. E per i pragmatici, una bella resa farebbe ripartire il mercato a pieni giri, dopo la dispendiosa difesa di una nazione secondaria, costata anche troppo.
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