Xi chiama Trump e Putin: il mondo è tripolare

Piero Orteca su Remocontro

La scadenza del Trattato di non proliferazione nucleare ‘New Start’ scuote il mondo. Ieri Xi Jinping ha consultato prima Vladimir Putin e poi Donald Trump. Il leader cinese ha esortato Washington ad accettare la moratoria di un anno offerta da Mosca, per arrivare a definire un nuovo accordo sulle armi atomiche strategiche. Ribadita anche l’importanza primaria che ha per Pechino la ‘questione Taiwan’. Il Presidente Usa visiterà la Cina ad aprile.

La Cina e la nuova geopolitica

Pechino è stato per un giorno il centro nevralgico della geopolitica planetaria. Lo studio del leader cinese Xi Jinping, grazie alla telematica e alle fibre ottiche, ha messo assieme (in tempi diversi) gli altri due ‘grandi’ della Terra, Usa e Russia, per consultarsi sui problemi più scottanti della convivenza internazionale. La scadenza del Trattato ‘New Start’, che potrebbe dare il via a una nuova corsa al riarmo nucleare strategico. Ma, evidentemente, quello dello ‘Start’ era solo lo spunto, attorno al quale costruire tutta una serie di riflessioni che guardano lontano. Metodo e merito.

Prima di tutto, quasi a smentire quegli analisti che ormai vedono come inevitabile uno scontro finale tra l’Occidente in decadenza e il blocco del Terzo mondo-Brics capeggiato dalla Cina, ieri la consultazione tripolare ha ribadito un principio di metodo. C’è un riconoscimento reciproco, autenticato dalla percezione che, al di là dei proclami ‘Maga’ di Trump, il pianeta sia un boccone troppo grosso per essere masticato e digerito da un’unica superpotenza. Insomma, Xi e gli altri due hanno dimostrato che viviamo in un mondo dichiaratamente tripolare.

Per questo, il leader cinese prima ha chiamato Putin, facendo partire la conversazione dal Trattato sul nucleare e successivamente si è confrontato con Donald Trump. Al Presidente Usa ha riferito i temi più importanti toccati con il Capo del Cremlino e poi lo ha invitato a visitare la Cina. Trump ha accettato con entusiasmo e, a quanto pare, ha già fissato in linea di massima la sua data di viaggio per aprile. Stessa proposta ha fatto Xi a Vladimir Putin e anche lui ha assicurato la sua presenza a Pechino in primavera.

‘New Start’, una linea rossa

A quanto pare (e per fortuna) sembra che ci sia la volontà di evitare una nuova e rovinosa corsa agli armamenti nucleari. Oggi è morto, senza essere stato rinnovato, il ‘New Start’, l’ultimo di una sequela di Trattati firmati da Stati Uniti e Russia che riguardano la limitazione e il monitoraggio delle bombe atomiche ‘strategiche, quelle a lungo raggio e di potenza devastante. Sono gli ‘ordigni dell’apocalisse’, per capirci. Parliamo di una quota massima di 1.550 ordigni per parte.

Sembrava che si fosse già raggiunta un’intesa per prolungarlo il ‘New Start’ e l’annuncio avrebbe dovuto essere dato ad agosto scorso, durante il vertice Trump-Putin di Anchorage, in Alaska. Ma i veleni della guerra in Ucraina e le violente pressioni dell’Europa sugli Usa, per non arrivare subito a un accordo di pace ‘non apprezzato’, hanno finito per mandare tutto per aria. Così, chi a Bruxelles cercava a tutti i costi lo scontro con Mosca, ha ottenuto indirettamente un risultato che forse non voleva: nella foia di armarsi convenzionalmente (a un prezzo sconsiderato) adesso forse comincia a capire che non si può sconfiggere una potenza che possiede oltre 5 mila testate nucleari. Di tutti i tipi. E che ha gli arsenali zeppi di armi “tattiche”, dal raggio d’azione limitato, da utilizzare solo sul campo di battaglia. Sopra una certa soglia, una guerra con la Russia diventerebbe sicuramente atomica.

Per questo, scrive il South China Morning Post (SCMP) di Hong Kong, «martedì Pechino ha esortato Washington a rispondere positivamente all’offerta russa di mantenere i limiti delle testate nucleari. Anche se ha nuovamente rifiutato di partecipare ai negoziati trilaterali sul disarmo nucleare con Washington e Mosca, citando come motivo la disparità nelle dimensioni delle scorte nucleari. Putin – aggiunge il SCMP – ha affermato nella chiamata, durata un’ora e 25 minuti, che il Cremlino avrebbe gestito la questione del patto nucleare in modo misurato e responsabile, come affermato dai media stranieri, citando l’assistente del Cremlino Yuri Ushakov».

Avvertimento su Taiwan

In realtà, la preoccupazione più visibile di Xi, espressa in maniera ‘franca’ al Presidente Trump, è stata quella riguardante lo status di Taiwan. Negli ultimi tempi, la leadership cinese ha manifestato un netto irrigidimento rispetto ad alcuni atteggiamenti ‘indipendentistici’ assunti dal governo autonomista dell’isola. Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, Xi ha ribadito a Trump «che la questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, sottolineando che l’isola è territorio cinese e che Pechino non permetterà mai che venga separata.

Xi ha anche affermato che la Cina deve salvaguardare la propria sovranità nazionale e integrità territoriale e ha esortato Washington a gestire le vendite di armi a Taiwan con estrema cautela». Sorprendentemente ‘soft’ è stata la risposta della Casa Bianca. Trump ha detto di considerare la relazione con la Cina, il legame diplomatico bilaterale più importante del mondo e si è offerto di collaborare affinché questo rapporto «rimanga positivo e stabile».

In un post, il Presidente Usa ha definito la chiamata «eccellente, lunga, approfondita e molto positiva» durante la quale «sono stati discussi molti argomenti importanti, tra cui il commercio, la difesa e il viaggio che farò in Cina ad aprile». Ovviamente, hanno parlato anche della guerra in Ucraina, e poi, andando al sodo, business are business, Trump ha voluto sottolineare che la Cina potrebbe acquistare, nell’immediato futuro, petrolio e gas americani. Mentre nel contempo si è impegnata a comprare 25 milioni di tonnellate di soia Usa nelle prossime stagioni, un accordo che gioverà ai sondaggi elettorali del tycoon nel Mid-West.

Partenariato o alleanza strategica?

Dunque, prima di parlare con Trump, Xi ha avuto una conversazione di quasi un’ora e mezza con Vladimir Putin. La ‘finestra scelta’, lo abbiamo già sottolineato, era quella della scadenza del New Start, ma in sostanza il confronto ha riguardato il possibile salto di qualità delle relazioni (già molto strette) tra Cina e Russia. Un aggiornamento che porterebbe il ‘partenariato’ ad assumere i connotati di una vera e propria alleanza strategica. Così, riporta il SCMP di Hong Kong, «Xi ha detto al suo omologo russo, Vladimir Putin, che Pechino e Mosca dovrebbero collaborare per la stabilità globale e che è necessario un ‘grande piano’ per sviluppare i legami tra le due nazioni».

Secondo quanto riportato da Xinhua, Xi ha detto a Putin che le due nazioni dovrebbero mantenere stretti scambi ad alto livello e rafforzare la cooperazione in tutti i settori. Dovrebbero per tanto adottare un coordinamento strategico più profondo e un senso di responsabilità più proattivo in quanto grandi potenze per garantire che le relazioni Cina-Russia continuino a svilupparsi costantemente lungo la strada giusta».

«Putin – rispondendo a Xi – ha detto che i legami tra Cina e Russia rappresentano un fattore stabilizzante in un periodo di turbolenza globale. E ha inoltre elogiato il commercio energetico tra Mosca e la Cina, con la Russia che si classifica costantemente come il fornitore numero uno della seconda economia più grande del mondo”.


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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