Usa, volano i prezzi e Trump crolla nei sondaggi

Chissà se il crollo dei sondaggi per Trump ne annuncia un altro alle elezioni di medio termine. E se questo potrebbe avere delle conseguenze anche in Europa. La proverbiale accortezza di Giorgia Meloni potrebbe correggere la sua politica filo americana all’interno dell’Unione europea (nandocan)

Piero Orteca su Remocontro

Allo Studio Ovale niente lucine di Natale ma lampadine rosse. I sondaggi per il Presidente Trump cominciano a girare male. Soprattutto quelli messi in relazione all’economia. Il suo indice di approvazione sta crollando, proprio mentre comincia la lunga campagna per le elezioni di Mid Term, nel 2026. E fra i più arrabbiati ci sono anche molti suoi sostenitori.

Un uomo in un supermercato guarda con preoccupazione un ricevuta mentre fa la spesa, con scaffali di prodotti in background e una bandiera americana appesa.

Negativo il suo ‘job approval’

La stampa americana non fa sconti, né segue pregiudiziali ideologiche influenzate da simpatie o inimicizie. Racconta i fatti e le opinioni prese per strada, spesso nella loro crudezza. E se la narrativa sulla Presidenza Trump si è fatta improvvisamente plumbea, per quanto riguarda le aspettative economiche, questo è dovuto essenzialmente ai numeri. Basta mettere assieme gli indici del costo della vita che riguardano in particolare il carrello della spesa, la sanità, gli affitti, l’energia e le bollette, per capire come mai la gente cominci a essere insofferente. Mentre i giornali fanno da megafono, innescando una polemica montante su quella che negli Usa ora viene definita ‘accessibilità economica’. E che noi potremmo tradurre come ‘vecchia e nuova povertà’.

Tutto questo in termini pratici si traduce in un colpo severo all’immagine del Presidente, soprattutto alla sua affidabilità politica e alla capacità di mantenere le promesse sparse a piene mani durante la campagna elettorale. Il riflesso più immediato viene fornito dal ‘job approval’, l’indice di approvazione del suo lavoro, sempre meno apprezzato.

Le cifre pubblicate da RealClearPolitics, facendo la media comparata di una quindicina di istituti di sondaggio, danno un tasso di sostegno al 43,9% e uno di disapprovazione al 52,9%, con una secca differenza negativa dunque del 9%. Un dato che comincia a inquietare non poco i Repubblicani, in vista del cruciale appuntamento elettorale di Medio Termine del prossimo anno, che si dimostrerà decisivo per confermare il controllo delle due Camere del Congresso.

Il Wall Street Journal ha sparso abbondantemente sale sulle ferite della Casa Bianca, titolando che «Trump non sta combattendo l’alto costo della vita. Gli elettori lo hanno eletto per ridurre l’inflazione, ma i prezzi sono ancora elevati e in aumento».

L’allarme inflazione del WSJ

Il prestigioso giornale finanziario americano, numeri alla mano, esprime tutte le sue perplessità proprio sulla fine della ‘luna di miele’ tra Trump e il Paese, ipotizzando ricadute negative sulla campagna per le Mid Term. «L’inflazione e il costo della vita – scrive il Journal – sono stati i temi dominanti delle elezioni presidenziali dello scorso anno, e lo sono ancora. La questione dell’accessibilità economica potrebbe danneggiare gravemente le prospettive dei Repubblicani alle elezioni di medio termine del 2026 e affossare la Presidenza di Trump.

Secondo la media del sondaggio RealClearPolitics, solo il 34,8% degli americani approva il modo in cui il Presidente sta gestendo specificamente l’inflazione, mentre il 62,2% lo disapprova. Questo spiega perché i suoi consiglieri lo stiano esortando a spostare l’attenzione dall’immigrazione, dalla criminalità e dalla politica estera ai prezzi elevati, e perché ha deciso di affrontare la questione in un discorso di martedì in Pennsylvania».

Ma c’è un problema: Trump non ci crede. Ha denunciato l’attenzione all’accessibilità economica come una ‘truffa’ democratica e una bufala. Ma Newt Gingrich – aggiunge il WSJ – controbatte. «Qualsiasi repubblicano che si rifiuti di ammettere che abbiamo un problema di accessibilità economica, non sta ascoltando il popolo americano, afferma l’ex Presidente della Camera».

 ‘Cara America’, troppo cara

Il tasso di inflazione complessivo è bloccato al 3%, al di sopra dell’obiettivo del 2% che era stato fissato dalla Federal Reserve. Ma naturalmente si tratta di una valutazione media. Dentro il paniere di rilevamento entrano beni e servizi di tutti i tipi, che spesso subiscono aumenti medi ben più alti di quelli statisticamente rilevati. Ecco come li descrive il Wall Street Journal: «I costi per l’alloggio, inclusi affitti e mutui, sono aumentati del 3,6% nell’ultimo anno. Il sito web di comparazione assicurativa Insurify ha previsto quest’estate che i premi assicurativi per la casa sarebbero aumentati in media dell’8% quest’anno nei 50 stati. I costi medi dell’elettricità sono aumentati dell’11% da gennaio. Il prezzo medio del caffè macinato a settembre era di 9,14 dollari alla libbra, in aumento rispetto ai 6,47 dollari dell’anno precedente, sebbene la recente revoca dei dazi sul caffè da parte di Trump potrebbe contribuire a ridurre i prezzi. La carne macinata di manzo, a 6,64 dollari alla libbra a settembre, è aumentata del 12,3% rispetto all’anno precedente. Il CEO di Omaha Steaks ha recentemente avvertito che la carne macinata di manzo potrebbe arrivare a costare 10 dollari alla libbra entro il prossimo anno. E mentre le famiglie in difficoltà stanno abbandonando i parchi a tema e i cinema a favore dell’intrattenimento domestico, il prezzo dei servizi di streaming sta salendo alle stelle».

L’analisi del New York Times

Molto significativa della cultura del consenso, che lega cittadini e potere negli Stati Uniti, è la disamina fatta dal New York Times, sul calo del ‘gradimento’ nei confronti di Trump. «Durante l’estate – afferma il quotidiano – mentre Trump ordinava alle truppe della Guardia Nazionale di entrare nelle città a guida democratica, imponeva tariffe da record, prendeva di mira i suoi nemici politici e faceva pressione su college e università affinché cambiassero le loro politiche, l’opinione pubblica nei confronti del Presidente non si è mossa quasi per niente». Una riflessione fatta quasi con amarezza, mettendo assieme tutti i nodi di più scottante attualità politica e sociale vissuti dagli Stati Uniti negli ultimi mesi.

Eppure le controverse decisioni prese dalla Casa Bianca, in diversi casi clamorosamente osteggiate, non hanno spostato quote significative di consenso. Il che significa, masse importanti di elettori. In questo caso no, perché con l’economia è tutto radicalmente diverso. E paradossalmente, sembra che i vecchi e pacchiani errori fatti da Biden stiano per essere ripetuti anche da Trump. «Interpellato sul sondaggio – scrive il New York Times – Kush Desai, portavoce della Casa Bianca, ha affermato che l’Amministrazione sta lavorando per ‘offrire un aiuto economico al popolo americano, dalla firma di accordi storici sui prezzi dei farmaci alla garanzia di tagli fiscali per la classe operaia».

Noi, più modestamente ci chiediamo, chissà se qualcuno dei cervelloni che affiancano il Presidente, nello Studio Ovale, si sia già posto il problema di quanta inflazione generi la politica dei dazi doganali voluta da Trump?


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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