Trattative a rilento, la guerra corre, l’Europa non trova soldi

Ennio Remondino su Remocontro

Segnali. Copertura mediatica di giornali e tv italiani sulle operazioni militari in Ucraina quasi scomparsa. L’Istituto americano per lo studio della guerra (ISW), riferisce che a novembre i russi hanno conquistato 701 chilometri quadrati di territorio, il progresso mensile più consistente del 2025. A fine novembre Mosca occupava il 19,3% del territorio ucraino.

Manifestazione contro l'assegnazione di 131 miliardi di euro per le armi, con carri armati e navi da guerra sullo sfondo di una bandiera europea.

L’incredibile pacificatore

«Devo dire che sono un po’ deluso che Zelensky non abbia ancora letto la proposta. Credo che la Russia sia d’accordo, non sono sicuro che Zelensky sia d’accordo, ma ai suoi piace». Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva degli ultimi sviluppi nelle trattative per la pace in Ucraina e i prossimi passi.

Guerra e propaganda

Kiev e l’andamento della guerra come propaganda per la propria opinione pubblica e quella degli europei. Con battaglioni sacrificati per affermare che vi è ancora di resistenza. Il ministero russo il 2 dicembre annuncia il controllo totale della città di Pokrovsk, nel Donetsk. Il 3 dicembre le autorità ucraine parlano di combattimenti ancora in corso in città. «La battaglia dell’imbuto di Pokrovsk e Mirnograd ha oggi un valore solo simbolico perché è stata perduta dagli ucraini di fatto almeno un mese fa», sostiene Analisi Difesa. Per il tedesco Bild. «La situazione è critica. La logistica viene gestita esclusivamente con droni e complessi robotici terrestri. Anche la consegna di cibo è problematica». Da settimane la città di Mirnograd è circondata di fatto e non vi sono vie di fuga, ammette il Canale Telegram ucraino DeepState. E i dettagli di nuove conquiste russe si susseguono, mentre crescono i dubbi sulla capacità delle forze ucraine di resistere.

Narrazione che nega l’evidenza

Difficile prevedere gli esiti dei negoziati in corso guidati dagli Stati Uniti. L’unica certezza è che gli europei vengono tenuti ben lontani dal tavolo dei negoziati poiché il loro sostegno all’Ucraina mira a far continuare la guerra, non a concluderla, l’accusa chiave statunitense. Una linea -va detto-, condivisa negli Stati Uniti da molti esponenti politici democratici e repubblicani che pure vorrebbero evitare di assegnare una vittoria troppo clamorosa a Mosca. «E a supporto della continuazione della guerra si sta muovendo una narrazione propagandistica che da un lato costituisce la continuazione di quella degli ultimi quasi quattro anni (che i fatti hanno destituito di ogni fondamento), e dall’altro nega la vittoria russa e rivendica per Kiev ampie possibilità di conseguire la vittoria finale», denuncia Giandomenico Gaiani. Le forzature dei pochi fatti certi, la montatura di alcuni episodi utili, la lettura dei fatti da tifosi e non da testimoni, l’anatema di ‘filo Putin’ quasi peggiore di ‘antisemita’.

Comprati e venduti

Una narrazione più feroce da quando ha preso piede il piano di pace statunitense su diversi media in Italia e in Europa apertamente schierati con l’Ucraina e ostili a qualsiasi concessione alla Russia. Legittimo ma mai dichiarato apertamente. «Kiev d’altra parte continua a mentire sulle sconfitte subite, come ha sempre fatto. Nega la caduta di Pokrovsk, Kupyansk e Vovchansk come aveva negato in passato la caduta di Soledar, Bakhmut e Avdiivka». Perché accade? «Credito alle dichiarazioni dei vertici ucraini la cui sorte è legata di fatto a quella dei vertici europei. La sconfitta di Kiev sarà infatti anche la sconfitta dell’Europa e soprattutto di molti suoi leader, specie ora che Trump ha sfilato gli USA dal conflitto lasciando noi europei col ‘cerino in mano’».

Quesiti chiave oggi

  • La scelta oggi è tra una pace che darà la vittoria alla Russia ma assicurerà un futuro all’Ucraina e ripristinerà le relazioni tra europei o russi, o una guerra che, continuando, darà nel 2026 ai russi in trionfo con l’annessione di territori ucraini ben più ampi di quelli pretesi oggi da Putin.
  • Curioso che proprio nell’Europa in crisi energetica, economica e finanziaria sfuggano i termini della questione. Anche dopo che la BCE ha respinto le illusioni di alcuni di poter sequestrare i beni russi congelati e consegnarli all’Ucraina.
  • La Banca centrale europea ha stabilito che la proposta della Commissione Ue violava il suo mandato. Il piano prevede che i Paesi Ue forniscano garanzie statali per assicurare la condivisione del rischio del prestito di 140 miliardi di euro all’Ucraina.
  • Dal momento che la Commissione in caso di emergenza non sarebbe stata in grado di raccogliere rapidamente il denaro necessario i funzionari hanno chiesto alla Bce di diventare ‘prestatore di ultima istanza’ per la belga Euroclear Bank, ad evitare una crisi di liquidità.
  • Proprio il premier belga Bart De Wever, ha detto in un’intervista al quotidiano La Libre, che Russia non perderà la guerra in Ucraina aggiungendo che le tesi sulla «sconfitta della Federazione Russa sono solo una comoda favola che non ha nulla a che fare con la realtà».
  • Uno schiaffo all’intera narrazione della Commissione Ue e soprattutto a Ursula von der Leyen e a Kaja Kallas, col premier De Wever che ha ricordato come «prima o poi i beni russi congelati dovranno essere restituiti ai legittimi proprietari». Con i soldi di chi?
  • Anche la BCE ha bocciato la proposta della Commissione, affermando che equivale a fornire finanziamenti diretti ai governi. La banca centrale avrebbe dovuto coprire gli obblighi finanziari degli Stati membri, violando il trattato Ue che vieta il finanziamento monetario.
  • L’Ue ha congelato attività russe per un valore di circa 210 miliardi di euro e il Belgio si era opposto al prestito a Kiev: nel caso in cui le attività russe fossero sbloccate e Mosca fosse in grado di rivendicarle, Euroclear non sarebbe in grado di rimborsare il denaro.

L’Ue insiste ma sbaglia i conti

Nonostante i moniti di Mosca e di tutti gli organismi tecnici e giuridici sul sequestro dei beni finanziari russi, la Commissione europea insiste sul cosiddetto ‘prestito di riparazione per l’Ucraina’. E dà i numeri: utilizzando i beni congelati della Russia, potrà contare su circa 165 miliardi di euro, per il fabbisogno finanziario di Kiev nei prossimi due anni. Ma, Ue distratta, dovrebbe ricordare che i 140 miliardi in discussione sono poco più dei 120 miliardi di dollari che l’Ucraina ha chiesto nel luglio scorso all’Europa, solo per le spese militari e solo per il 2026.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere