Contraddizioni e/o menzogne sulla guerra in Ucraina

di Rem

The Economist, questa volta parte schierato con la parte industrial-militare anglo-europea. «Perché finanziare l’Ucraina è una grande opportunità per l’Europa». Per prolungare la guerra all’infinito, o per la ricostruzione dopo la sconfitta? Comunque precisa, «Il conto sarà enorme».

Affare o follia storica?

The Economist didattica: «Le guerre si combattono sul campo di battaglia, ma sono anche prove di solidità finanziaria. Nei conflitti prolungati, la capacità e la volontà di mobilitare risorse e trovare nuovi modi per reperire denaro sono fondamentali per determinare chi vince: a volte sono il fattore decisivo. Questa verità sta per diventare fin troppo reale per l’Europa». E la dovuta fotografia sul campo di battaglia, sembra contraddire lo stesso titolo. «L’Ucraina sta affrontando una grave crisi di liquidità. Se non cambierà qualcosa, esaurirà i fondi alla fine di febbraio. Questo baratro si avvicina rapidamente, ora che il presidente Donald Trump ha tagliato il sostegno finanziario americano all’Ucraina, le speranze di un cessate il fuoco svaniscono e i droni russi distruggono la rete energetica ucraina nel tentativo di spezzarne la volontà».

Proviamo a leggere la realtà sul campo

Le fonti sono, come sempre, tutte ‘sospettabili’, Remocontro compreso ma non per malizia, e noi cerchiamo con puntiglioso senso critico il contesto più credibile e verificato. Tra i critici più puntigliosi e attenti alle contraddizioni dell’informazione internazionale su quella dannata guerra, il blog ‘Piccolenote.it’ di Davide Malacaria, che parte con un titolo ironico: «La Russia sta perdendo… oltre 10mila soldati ucraini accerchiati». Eredi del giornale di geopolitica diretto da Giulio Andreotti, quando serve sanno pungere. «L’accerchiamento delle forze ucraine a Kupjansk e Pokrovsk (Krasnoarmijsk per i russi) stride con la propaganda di ritorno sulle magnifiche sorti e progressive di Kiev riguardo lo sviluppo della guerra, refrain che era stato abbandonato per evidente infondatezza e che ha ripreso vigore negli ultimi tempi, con i media tornati a battere sul tema che la Russia non ha le risorse per continuare a combattere e che la sua economia sarebbe prossima al collasso».

Le menzogne utili alla guerra

«Le fandonie, che esasperano certe difficoltà che pure esistono, per alimentare le fiamme del conflitto, a tenere alta la barra della contesa, per evitare di ammettere che la guerra è persa e che la strage dei fanti ucraini è stata ed è del tutto inutile, da cui la doppia responsabilità di quanti hanno mandato all’aria le trattative pure intercorse in questi anni». L’accusa alla colossale montagna di menzogne informative è ormai generalizzata e contrapposta, me vince su tutte quella interna europea, la meno importante sul campo di battaglia, che cerca di trovare una ragione per i costi iperbolici che deve sopportare in conto statunitense. Questo a nascondere all’opinione pubblica, che questa è una guerra di logoramento, come la Prima guerra mondiale, dove l’avanzamento del fronte conta poco o nulla.

Russia’s Battlefield Woes in Ukraine

Tutto sta a distruggere quante più risorse possibili del nemico, cosa che sta accadendo e che sfibra il fronte avversario fino a creare varchi nei quali far incuneare le proprie forze. Per circondare un massivo agglomerato di forze nemiche, che presto saranno costrette a cedere (a meno che siano costrette a farsi uccidere inutilmente dai loro comandanti). «È esattamente quello che è accaduto a Kupjansk e Pokrovsk, dove oltre 10mila soldati sono bloccati in due blocchi distinti, impossibilitati a ricevere rifornimenti, rinforzi e a fare quelle rotazioni di personale che permettono a un esercito di evitare di logorarsi». Dal momento che il mainstream occidentale ha sempre minimizzato le vittorie russe, Putin ha chiesto ai giornalisti stranieri di verificare sul campo quanto comunicato dai suoi comandanti sull’accerchiamento, ordinando al suo esercito una pausa negli attacchi, così che la verifica possa effettuarsi senza rischi. Qualcuno invierà cronisti? Dubitiamo e noi siamo troppo vecchi.

Problema vero, la fuga dal fronte

Intanto, le forze ucraine devono affrontare un ulteriore problema che già abbiamo denunciato: i giovani stanno scappando dal Paese dopo l’introduzione della legge che gli ha aperto finalmente le frontiere. Un vero e proprio esodo, soprattutto di giovani ricchi che possono più agevolmente espatriare: da agosto sono 100mila (The Telegraph). Un fenomeno di massa che sta suscitando reazioni, soprattutto in Germania e Polonia, che iniziano a stancarsi degli ucraini ai quali hanno dato rifugio.

Indicativo il titolo dell’European conservative: «Dalla compassione alla tensione». La compassione è durata poco, e ora domina il fastidio e l’irritazione per i tanti ucraini che in tal modo evitano la prima linea (The new voice of Ukraine). L’esodo si unisce alle sempre più massive diserzioni: ‘15-18 mila persone al mese’, riporta Strana, con un picco a settembre, ultimo mese registrato. «In precedenza, un deputato della Verkhovna Rada [il parlamento di Kiev] aveva dichiarato che circa 300.000 delle Forze armate ucraine avevano disertato o erano scomparsi senza permesso e che 1,5 milioni di coscritti non avevano aggiornato i propri dati nel registro dei richiami alla leva».

Cosa vorrebbero i cittadini ucraini

Ad agosto un sondaggio Gallup segnalò che 7 ucraini su 10, il 69%, vogliono i negoziati con la Russia. Eppure, a Kiev tale straripante maggioranza non è stata presa in considerazione. Si sono imposti piani di pace europei, inaccettabili da Mosca, e la guerra può proseguire.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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