Olanda, l’ultra destra populista inciampa, governo difficile

Sovranismo al giro di boa? Dall’Olanda il segnale di un riscatto per i progressisti europei (nandocan)

da Remocontro

Elezioni anticipate dopo il crollo del governo Schoof. Ancora proiezioni (a due giorni dagli scrutini). I Democratici (D66) e la destra del PVV, con 26 seggi ciascuno. Per il centrosinistra, +17 seggi, il miglior risultato di sempre, per la destra che era al governo -11 seggi. Nuovo Contratto Sociale ha perso tutti i suoi 20 seggi. Già le elezioni del 2023 avevano portato alla sconfitta di tutti i partiti del governo Rutte, oggi segretario generale NATO.

Geert Wilders, il sovranista sconfitto

Sfida all’ultimo voto Wilders-Jetten, rebus governo

Il giorno dopo il trionfo inatteso del ‘golden boy’ dei liberal-progressisti Rob Jetten e la frenata del sovranista Geert Wilders, la realtà appare più sfumata: un ’fotofinish’, nelle descrizioni dei media olandesi, «per un Paese che non aveva mai conosciuto un equilibrio tanto sottile» scrive per l’ANSA Valentina Brini. Tutti gli occhi sono ora puntati sui 135mila olandesi all’estero: circa 90mila hanno votato e, con ogni probabilità, saranno le loro schede – non prima di lunedì – a decidere chi sarà, tra i ‘Democratici 66’ e il ‘Partito per la libertà’ (Pvv), il gruppo ‘più grande’, ricevendo dal re l’incarico esplorativo per formare il nuovo governo.

Al 99% centrosinistra

Con il 99% dei voti scrutinati, Jetten è avanti di soli 15mila voti. Ma il duello con Wilders resta appeso a un pugno di consensi: 26 seggi ciascuno, con scostamenti minimi ma determinanti per le future alleanze. Ed in attesa dei numeri definitivi finali, tra veti incrociati, rivendicazioni di primato e nuovi equilibri da costruire, i Paesi Bassi entrano nella fase più delicata. «Se saremo il partito più grande, il Pvv prenderà l’iniziativa per formare una coalizione. Finché non ci sarà chiarezza al 100% sull’esito elettorale, nessun esploratore del D66 potrà partire», ha subito messo in chiaro Wilders su X, anche se i numeri fanno emergere una tendenza chiara: il D66 di Jetten guadagna 17 seggi rispetto al 2023, firmando un’ascesa storica per il partito, mentre il Pvv ne perde 11 rispetto al trionfo di due anni fa.

Un vincitore politico e gli ‘altri’

Alle spalle dei due partiti maggiori, con seggi certi ormai pari, la frammentazione potrebbe spostare l’ago della bilancia tanto verso il centro progressista quanto a destra. I liberali conservatori del Vvd, ormai orfani di Mark Rutte e guidati da Dilan Yesilgoz, restano terzi con 22 seggi, indispensabili in quasi ogni formula di governo. Nel campo moderato, il Cda di Henri Bontenbal compie una rimonta significativa, passando da 5 a 18 seggi. Mentre avanzano anche le nuove destre: i conservatori del JA21 (a Bruxelles nel gruppo dell’Ecr) salgono a 9 (dall’unico seggio attuale) e il Forum per la democrazia del populista Thierry Baudet raddoppia la propria presenza a 7. Arretra invece il Bbb contadino, fermo a 4.

Miraggi a destra, ‘Tango a 4‘ a sinistra

Per Wilders – anche facendo affidamento sulla costellazione dei gruppi di destra – il veto del Vvd che in passato lo aveva appoggiato rende un miraggio la soglia dei 76 seggi necessari per governare. Jetten, invece, si trova davanti a un bivio: un’intesa con i laburisti-verdi più spostata a sinistra o un’ampia coalizione di centro. La geometria più plausibile sembra essere l’asse tra D66, Vvd, laburisti-verdi e Cda: un equilibrio che gli analisti descrivono come ‘un tango a quattro’, ancora tutto da negoziare. Il tramonto di Frans Timmermans – quarto con 20 seggi, cinque in meno rispetto al 2023 – potrebbe tuttavia riaprire i canali del dialogo con i liberali di destra. All’interno dell’alleanza rosso-verde è già iniziata la caccia al successore dell’ideatore del Green deal: in pole sembra esserci Jesse Klaver, classe 1986, giovane leader dei Verdi e principale artefice della fusione con i laburisti.

Progressisti e riflessi europei

Ma la partita progressista ha immediati riflessi europei: «Le elezioni olandesi mandano un segnale incoraggiante a tutta l’Europa. Quando il centro è credibile, i cittadini rispondono», ha osservato l’eurodeputato Sandro Gozi dando voce a Renew, la famiglia politica che riunisce D66 e Vvd. «L’onda sovranista si ferma nei Paesi Bassi, dove era stata più alta. Una bella giornata per l’Europa», ha scritto anche l’ex premier Paolo Gentiloni su X, in un messaggio anche alla sinistra italiana sulla sfida ai populismi che sostiene vada giocata al centro.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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