Viva il secolo multipolare!

Ma non basterá esserci liberati dagli imperi dell’Ovest o dell’Est. Per un mondo di pace occorre anche rinunciare al neocolonialismo delle cosiddette aree di influenza, favorire ‘alleanze per’ senza necessariamente trasformarle in ‘alleanze contro’ . E percbé in Africa e in Asia, dove finalmente è cessato il colonialismo militare e politico, cessi anche l’imposizione di un colonialismo economico. Siamo purtroppo lontani dall’avere Nazioni veramente Unite magari anche da una Costituzione mondiale che garantisca rispetto e dignità, diritti e doveri per tutte. Abbiamo assistito nei giorni scorsi alle riprese televisive di manifestazioni per la libertá della Palestina. In un mondo unificato dai media è tempo che non solo e non tanto i governi ma direttamente i popoli si battano affiché quanto è stato scritto sulla carta dell’ONU quasi ottant’anni fa cessi di rimanere lettera morta. (nandocan)

James Wood su Facebook

Perché Cina e Russia non temono più l’Occidente?

L’epoca in cui Washington abbaiava e il mondo tremava è finita. L'”ordine basato sulle regole” ha perso il monopolio della paura.

Cina e Russia non temono più l’Occidente perché l’equilibrio di potere, economico, militare e psicologico, è cambiato per sempre.

Per secoli, il dominio occidentale è stato imposto attraverso guerre, sanzioni e il dollaro. E adesso? Gli Stati Uniti stanno annegando in un debito di 35.000 miliardi di dollari, l’Europa si sta autoregolamentando verso la stagnazione economica e i BRICS+ ora superano la produzione del G7 in termini economici reali. L’impero non può sanzionare metà del mondo quando metà del mondo non ne ha più bisogno.

Le sanzioni non hanno fatto crollare la Russia; l’hanno costretta a ricostruirsi e a rafforzare gli scambi commerciali con l’Asia. “Isolare la Cina”? Buona fortuna. Ogni gadget occidentale, dagli smartphone ai pannelli solari, dipende ancora dalle catene di approvvigionamento cinesi. Dopo Iraq, Afghanistan e Libia, il mito dell'”invincibilità” occidentale è svanito. L’abbaiare è ora più forte del morso.

La Cina produce tecnologie verdi, batterie e chip di cui l’Occidente non può fare a meno. La Russia vende petrolio e gas a cifre record, ma non più all’Europa. Quando i tuoi rivali dipendono da te per mantenere in vita le loro economie, la paura diventa un optional.

Dal punto di vista militare, la deterrenza ora funziona in entrambe le direzioni. I sistemi ipersonici e la portata navale della Cina rendono qualsiasi guerra nel Pacifico suicida per il commercio globale, mentre l’arsenale nucleare russo garantisce che la NATO non osi mai oltrepassare una linea rossa. Non hanno bisogno di superare in potenza di fuoco gli Stati Uniti, solo di rendere la guerra impossibile da vincere.

Nel frattempo, Africa, America Latina e Asia ora commerciano di più con la Cina che con l’Occidente. La Belt & Road Initiative, la SCO e i BRICS+ hanno costruito interi sistemi paralleli al di fuori del controllo occidentale. Per la prima volta in 500 anni, le nazioni hanno una scelta e stanno scegliendo l’equilibrio anziché l’obbedienza.

L’Occidente, nel frattempo, sta crollando sotto le sue stesse contraddizioni, il caos politico, il debito pubblico record, le guerre culturali e la confusione morale. Difficile fare la predica al mondo sulla democrazia quando le tue città sono in fiamme e i tuoi governi non riescono ad approvare un bilancio.

La Cina pensa in termini di secoli. La Russia pensa in termini di sopravvivenza. L’Occidente pensa in termini di cicli elettorali.
Ecco perché l’Oriente si sta sollevando e l’Occidente ne parla su Twitter.

La semplice verità:
Cina e Russia non temono più l’Occidente perché l’Occidente non sa più cosa rappresenta. Lo hanno superato in termini di costruzione, pianificazione e sopravvivenza.

Benvenuti nel secolo multipolare.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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