Arcivescova

Per essere precisi e ridimensionare un poco la clamorosa rivoluzione culturale di cui scrive Marnetto, a capo della Chiesa d’Inghilterra da Enrico VIII (al quale si deve lo scisma dalla Chiesa cattolica) in poi non è l’arcivescovo di Canterbury, che è solo la massima autorità religiosa, ma lo stesso re d’Inghilterra, oggi Carlo III, che è anche il “governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra” . A lungo, prima di lui, la regina Elisabetta II (nandocan)

di Massimo Marnetto

A causa delle guerre, è passata quasi inosservata una clamorosa rivoluzione culturale: una donna, Sarah Elizabeth Mullally, è stata nominata Arcivescova di Canterbury. È come se in Vaticano salisse una papessa o se una Comunità ebraica scegliesse una rabbina o se nell’Islam una donna diventasse imam. Questa cessione di sovranità di genere deve molto al mondo laico, dove il femminismo ha corroso il potere del patriarcato e ora lentamente sta imbibendo le religioni. Nel Cattolicesimo il processo di parità è frenato dal mito di Eva, il sottoprodotto (costola) derivato dall’uomo, la disubbidiente attirata dalla conoscenza. 

Ma il pensiero secolare sta smontando questa inferiorità congenita della donna, imposta dal dio celibe dei monoteismi. Dove i diritti civili sono più avanzati di quelli riconosciuti dai Libri Sacri, lo sciamano maschio non è più sicuro del suo primato e le teologhe più coraggiose pretendono la pari dignità pastorale. Arriverà il momento della fumata bianca, che annuncerà Eva, la prima papessa di Roma. E sul selciato di San Pietro rimarranno i veli che le suore si saranno strappati via nella festa.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere