Serra troppo buono con Vespa

“Arrestato l’autore”, ricordo bene al terzo piano di via Teulada l’urlo indignato del dottor Gennarini, direttore centrale dei servizi giornalistici, a un frettoloso commento dell’arresto altrettanto frettoloso dell’anarchico Pietro Valpreda dopo la strage di piazza Fontana. Il promettente cronista Bruno Vespa era allora da poco entrato al telegiornale diretto da Fabiano Fabiani, allora l’unico, seguitissimo telegiornale d’ Italia. Ma da quell’infortunio ne ha fatta di strada, al tg come in tutta la RAI, zelante fino all’audacia al servizio del potere quanto attento al servizio della notizia sgradita. Artista come pochi a sfruttarlo a proprio vantaggio. (nandocan)

Piero Schiavello su Facebook

Troppo buono è stato ieri Michele Serra con Bruno Vespa, definendolo solo mellifluo e pretesco, e riconoscendogli anche un certo aplomb. Ai miei tempi gli avrei proposto delle correzioni alla sua Amaca. Vespa e’ molto di più e di peggio, caro Michele, e’ un rappresentante del giornalismo servile, ovvero la negazione della nostra professione. ”L’ufficio stampa del potere” che ha occupato per mezzo secolo la televisione pubblica nell’orario di massimo ascolto. Chi esercita con dignità la professione di giornalista si vergogna di appartenere alla sua stessa categoria.

Giornalismo e uffici stampa

Ogni ufficio stampa, tanto più il suo che è il più visibile di tutti, dovrebbe far parte di una categoria diversa dai giornalisti liberi e indipendenti ( lo dico da anni a tutti i colleghi’ che passano disinvoltamente da un ruolo all’altro…qui davvero ci vuole una separazione netta di carriere: i titolari di uffici stampa non sono “ontologicamente” (prima ancora che deontologicamente) giornalisti. Il giornalismo e’ innanzitutto servizio svolto in favore di chi legge i giornali, ascolta la radio o guarda la televisione. Servizio pubblico anche quando svolto in testate private. L’unico “padrone” del giornalista deve essere lo svolgimento dei fatti che accadono, riportati in lingua corrente e possibilmente corretta.

Servire e riverire il potere

Vespa con tutto questo non ha avuto mai niente a che fare, il suo compito è stato sempre di servire e riverire il potere di turno ricavandone perfino benefici privatissimi, come l’uso del mezzo televisivo per pubblicizzare i suoi “libroidi” dozzinali, per mezzo di altri colleghi compiacenti. Lo ha sempre fatto impunemente sapendo di essere protetto. Il suo editore di riferimento, la ex Democrazia Cristiana, come ammise lui stesso sfrontatamente, l’ha voluto lì per comunicare ordini di scuderia, quando le circostanze li rendevano necessari. Avere in mano l’orario di massimo ascolto serve a questo: occupare la tribuna quando serve comunicare, ovvero nei momenti cruciali del confronto politico. La scrivania di ciliegio con Berlusconi trionfante, ancora ce la ricordiamo tutti!

Il problema non è che preferisca la destra

Che lui preferisca la destra non è affatto un problema, tanti colleghi giornalisti di destra sanno guardare con obiettività ai fatti che accadono. Vedi l’esempio di Indro Montanelli. L’offesa verso il pubblico è che Vespa lo ha sempre fatto con faziosità, purtroppo servendosi di colleghi indulgenti, spesso complici, o semplicemente idioti . “Non voglio sapere per chi voti”, diceva un maestro del giornalismo quando assumeva i giovani, “ma non farmelo capire da quello che scrivi”… Vespa ce lo ha fatto sempre capire.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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