Sul recente discorso di Sergio Mattarella all’Università di Marsiglia

di Giovanni Lamagna

A mio avviso il recente discorso di Sergio Mattarella all’Università di Marsiglia, nel quale il presidente della Repubblica italiana ha esplicitamente associato l’attuale Russia di Putin al Terzo Reich di Hitler non lo si contesta appropriatamente e nel merito richiamando i milioni di russi morti nel II conflitto mondiale combattendo proprio il III Reich.

Perché non credo che Mattarella – pur essendo persona appiattita totalmente sulla propaganda occidentale di questi ultimi anni – sia arrivato al punto di rimuovere addirittura la memoria del contributo dato dal popolo e dall’esercito dell’Unione sovietica nella lotta contro il nazismo.

Putin uguale a Hitler?

Io credo che Sergio Mattarella nel fare l’associazione, che molti oggi stanno criticando, non si riferisse all’allora Unione Sovietica, ma alla Russia attuale; secondo Mattarella insomma, Putin sarebbe uguale ad Hitler, in quanto avrebbe nei confronti del resto dell’Europa le stesse mire espansionistiche che aveva Hitler. Il giudizio di Mattarella era quindi sì di natura storica, ma era soprattutto di natura politica, legato all’attualità odierna; ed è, allora, sul piano (soprattutto) politico che bisogna (se lo si vuole fare; cosa anche per me giusta da fare) contestarlo.

Ciò che per me non torna, che è scorretta, nel giudizio di Mattarella è l’attribuzione a Putin di intenti e di pericolose potenzialità, che a mio avviso sono completamente infondate, del tutto sbagliate, in quanto irrealistiche. La Germania di Hitler aveva infatti a suo tempo una potenza economica e quindi anche militare, che la Russia di Putin (fatte le debite tarature storiche) oggi si sogna.

Putin un pericoloso autocrate ma….

Per quanto anche io reputi Putin un pericoloso (in quanto visionario e quindi fanatico) autocrate, nostalgico dell’antica potenza, soprattutto militare, ma anche politica, dell’Unione Sovietica, non arrivo a pensare che egli miri (come invece per me infondatamente arriva a ritenere Mattarella, che lo paragona per questo a Hitler) a conquistare l’intera Europa; anche perché non ne avrebbe né i mezzi economici né quelli militari necessari.

Io penso piuttosto che Putin voglia difendersi dalle oggettive minacce esterne, che in questi ultimi 10 anni gli sono arrivate dagli USA, dalla Nato e dall’Europa, che voglia pertanto assicurarsi stati neutrali ai suoi immediati confini, e che, tutt’al più, miri ad annettersi quei territori dell’ex Unione Sovietica con maggioranza di popolazione russofona. Anche – sia detto per inciso – per sottrarre queste popolazioni alle (pare accertate) persecuzioni che hanno subito in questi decenni da parte degli Stati (in primis l’Ucraina) all’interno dei cui confini si trovano attualmente.

I reali intenti di Putin

Io credo che questi siano i reali intenti di Putin; volerne vedere (almeno fino a prova contraria) altri, molto più ambiziosi ed estesi, mi sembra pura propaganda, necessaria a supportare semmai analoghe mire di natura espansionistica da parte dell’Occidente.

È questo – a mio avviso – il (grave) punto “debole” (a voler usare un eufemismo) del discorso di Mattarella; e su questo bisogna attaccarlo; appellarsi (solo o anche in primo luogo) all’eroismo del popolo e dell’esercito sovietico nella II guerra mondiale per me non centra il problema e consente a Mattarella di dichiararsi “sereno” di fronte alle critiche che gli sono piovute addosso da più parti. Mentre il suo discorso contiene effettivamente molte magagne, meritevoli di essere (anche duramente) criticate.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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