L’informazione al tempo di Trump, Musk, Bezos e Zuckerberg

da Remocontro

Cremlino-Casa Bianca

La differenza, per ora, sta nei mezzi impiegati. Per quanto riguarda gli Usa di Trump, il tentativo di condizionare l’informazione e quindi la politica in tutto il mondo è ormai un’evidenza. Uno dopo l’altro, i principali dirigenti tecnologici americani si stanno schierando a favore del presidente e dell’uomo che di fatto è diventato il suo principale collaboratore politico, Elon Musk, boss di Tesla, SpaceX e del social network X. E dopo Musk e Bezos, è entrato in campo anche Mark Zuckerberg.

Libere ‘fake news’ in sporchi Social

Il fondatore di Meta – tre miliardi di utenti – con le sue applicazioni Facebook, Instagram e WhatsApp – ha annunciato un importante cambiamento sui contenuti, parallelamente a sostituzioni di posizioni apicali. «Ci sbarazzeremo dei ‘fact-checker’ e li sostituiremo con valutazioni della comunità simili a quelle di X”, ha spiegato Mark Zuckerberg. Secondo Zuckerberg, i fact-checker, accusati di essere politicamente di sinistra, sono stati “troppo di parte” e hanno “distrutto più fiducia di quanta ne abbiano creata, soprattutto negli Stati Uniti”.

L’inchiesta di Le Monde

Sembra quasi una confessione senza chiedere perdono. E allora ‘pecchiamo liberamente’. «L’azienda – si nota in un’inchiesta di Le Monde – sta quindi spostando i suoi team di moderazione dei contenuti dalla California, bastione del progressismo democratico, al Texas, Stato profondamente repubblicano e conservatore. È qui che Elon Musk, in contrasto con i democratici della Silicon Valley, ha scelto di trasferire il quartier generale di Tesla durante la pandemia Covid-19».

Tra Stranamore e Goebbels

Come si è visto in queste settimane,  Elon Musk ha intensificato la sua influenza politica nel Regno Unito, in Germania e guarda con grande interesse all’Italia e alla Francia. Da parte sua, Mark Zuckerberg ha accusato l’Unione Europea di “un numero sempre crescente di leggi che istituzionalizzano la censura”. Si tratta di capire se l’ideale della libertà d’espressione non sottenda appunto l’auspicio di eliminare forme di controllo su contenuti e processi innovativi. «Lavoreremo con il presidente Trump per fare pressione sui governi di tutto il mondo che attaccano le imprese americane e spingono per una maggiore censura», ha dichiarato Zuckerberg.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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