da Remocontro
The Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta. In un breve e traumatizzante saggio, i ricercatori britannici rifanno il bilancio dell’apocalisse palestinese nella Striscia. Con questi nuovi calcoli, «i morti attuali si attesterebbero a partire da 70 mila. Di più sì, di meno no. Anche perché il periodo considerato dallo studio si ferma a più di sei mesi fa, e vanno quindi aggiunte, al risultato finale, le persone uccise a partire dallo scorso luglio».

Mattatoio Gaza
La pubblicazione, che dimostra come Gaza sia stata ormai ridotta a un mattatoio, è stata diffusa ieri. Essa conferma la preoccupazione di diversi analisti, che avevano già ipotizzato scenari ancora più foschi, come risultato dei feroci e continui attacchi israeliani, dopo i massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre. La ricerca, per fornire un metro di paragone, stima che il numero dei morti, durante i primi nove mesi, sia stato di circa il 40% superiore a quanto registrato (e poi reso noto) dal Ministero della Sanità palestinese. Fino al 30 giugno del 2024, scrivono gli specialisti della London School of Hygiene and Tropical Medicine, i dati diffusi parlavano di 37.877 vittime. Ma adesso questa cifra dev’essere assolutamente rivista, alzandola in una “forchetta” che va da 55.298 a 78.525 decessi “per traumi diretti” provocati da azioni belliche. Per cui, la valutazione più attendibile si attesta a 64.260 vittime. È una cifra significativamente più ampia rispetto a quelle finora diffuse, che fa presagire conseguenze ben più catastrofiche per i palestinesi di Gaza, rispetto a quanto finora ipotizzato.
Ucciso il 2,9% della popolazione, 60% donne, bambini e anziani
Secondo lo studio, le morti complessive rappresentano il 2,9% della popolazione di Gazawi prima della guerra, ovvero uno ogni 35 abitanti. Inoltre, a rendere ancora più intollerabile un simile sproporzionata abuso della violenza, a Londra stimano che quasi il 60% dei decessi abbia riguardato donne, bambini e anziani. «Il bilancio – commenta la France Press – si riferisce solo ai decessi dovuti a ferite traumatiche, quindi non include quelli causati dalla mancanza di assistenza sanitaria o di cibo, né le migliaia di dispersi che si ritiene siano sepolti sotto le macerie». Proprio in questo senso, va ricordato che esiste un documento di valutazione delle Nazioni Unite, che stima in circa 10 mila i palestinesi sotterrati sotto i resti di edifici dopo gli indiscriminati bombardamenti israeliani. Questi ‘desaparecidos’ non rientrano nella contabilità ufficiale dei morti. Inoltre, l’analisi non include i decessi ‘indiretti’, dovuti alla mancanza di cibo, assistenza sanitaria o servizi igienici, che hanno messo Gaza in ginocchio.
Mancano gli effetti di denutrizione e malattie
La denutrizione, l’inquinamento delle falde acquifere e il crollo del sistema ospedaliero (una delle prime cose che gli israeliani hanno demolito) hanno poi determinato, a cascata e per l’effetto domino, una serie esponenziale di vittime non immediatamente legate a eventi bellici specifici. Si tratta dei contraccolpi (assolutamente programmati a tavolino, dallo Stato maggiore di Tel Aviv) del cosiddetto «Piano dei generali», mirante a costringere gran parte della popolazione palestinese ad abbandonare Gaza, sotto la spinta della fame e della paura di essere uccisa. Una vera e propria «pulizia etnica» mascherata, che replica con forme diverse la politica di terrore draconianamente applicata in Cisgiordania. Laggiù la sanguinaria violenza dei coloni ebrei sta costringendo palestinesi e beduini a scappare e a ‘liberare le terre’.
Polemiche scontate, ma studio serio e dati di fatto
Naturalmente, come è prevedibile, l’articolo di Lancet susciterà un vespaio di polemiche. Già l’anno scorso, un altro articolo scientifico aveva ipotizzato numeri decisamente più scioccanti (fino a 186 mila) che riguardavano il totale dei morti di Gaza, sulla base di valutazioni che comprendevano anche i «danni collaterali indotti». Forse anche per questo ora, su The Lancet, è stata esposta con dovizia di particolari la metodologia usata dai ricercatori per riesaminare il grado di mortalità bellica a Gaza. «Il nostro studio – scrive il pool degli autori – utilizza metodi di cattura-ricattura per stimare i decessi totali per lesioni traumatiche nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 al 30 giugno 2024. Combinando tre elenchi di dati (elenchi ufficiali degli ospedali, un sondaggio del Ministero della Sanità-MoH e necrologi sui social media), forniamo una stima della mortalità che tiene conto della sottostima. Stimiamo una mortalità totale per lesioni traumatiche di 64.260, il che implica che i rapporti dello stesso minitero palestinese hanno sottostimato i decessi del 41%».
Confronto dati e metodi statistici
«A ottobre 2024, la stima ufficiale del MoH era di 41.909, il che suggerirebbe che le cifre reali sulla mortalità probabilmente superavano le 70.000. Questo studio sottolinea l’importanza di sfruttare metodi statistici per stimare accuratamente i decessi correlati ai conflitti armati, piuttosto che basarsi esclusivamente sui dati segnalati». Questo per quanto riguarda il metodo. Mentre, la chiosa finale sul merito è di poche parole, ma di grande significato morale:
«Gli alti tassi di mortalità mostrati dal nostro studio – scrivono gli autori – combinati con prove precedenti, sottolineano la grave crisi nella Striscia di Gaza. I nostri risultati convalidano le preoccupazioni sollevate da organizzazioni palestinesi e internazionali, tra cui rispettabili organizzazioni umanitarie e per i diritti umani e relatori speciali delle Nazioni Unite, circa l’entità delle vittime civili. Il nostro studio supporta la visione secondo cui le cifre del MoH hanno maggiori probabilità di sottostimare piuttosto che sovrastimare la mortalità. Questa prova conferma la necessità di urgenti interventi internazionali per prevenire ulteriori perdite di vite umane e affrontare le conseguenze sanitarie a lungo termine dell’assalto militare israeliano a Gaza».
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