Le nostre armi

Personalmente nandocan è contrario all’invio di armi comunque e dovunque (nandocan)

di Massimo Marnetto

Zelenski chiede di poter utilizzare le armi fornite dall’Occidente anche in territorio russo. La politica si avvita su distinguo oziosi, come se fosse sensato stabilire un principio teorico sul punto, scollegato dalla realtà. Io credo invece che l’Alleanza pro Ucraina dovrebbe porre un ultimatum a Putin: le nostre armi vengono fornite agli ucraini per difendersi, non per attaccare il territorio russo. Ma se i russi continueranno a lanciare i loro missili su obiettivi civili come ospedali, scuole, abitazioni, le basi di lancio da dove partono questi ordigni diventano immediatamente bersagli autorizzati per la risposta ucraina con armi occidentali. 

Posta questa condizione, tutto diventa più chiaro. Non esistono più divieti teorici, ma si ripristina il principio di proporzionalità, sul quale si chiamano i russi alla corresponsabilità. Condizioni che comunque vanno accompagnato da un’azione diplomatica per la pace, anche nei confronti di Zelenski: nessun limite di principio alla legittima difesa di Kiev, ma la guerra deve finire con concessioni reciproche. Il mito della vittoria va abbandonato, perché cronicizza il conflitto.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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