Il futuro nucleare della Turchia-Nato parla russo

Turchia ‘baluardo Nato’ ma amica con Mosca. Se non bastano petrolio e gas, allora spunta l’uranio. L’accordo per la nuclearizzazione civile di uno Stato prevede delle clausole e dei protocolli complessi e particolarmente lunghi. Cioè, farsi progettare e costruire infrastrutture “ad alta sensibilità”, proprio dai russi.

Piero Orteca su Remocontro

Il diavolo nucleare russo e l’acquasanta Nato

Le ultime notizie dicono che la società Rosatom (Mosca) ha un consistente vantaggio sulle concorrenti, per realizzare la centrale atomica turca di Sinop, sulla costa del Mar Nero. E che i russi godano di particolare benevolenza ad Ankara, se lo è fatto sfuggire lo stesso Ministro dell’Energia, Alparsian Bayraktar. Il braccio destro del Presidente Erdogan ha ricordato a molti analisti di memoria corta che, in fondo, Rosatom è favorita perché sta già costruendo anche la prima centrale, quella (poco discussa nella Nato) di Akkuyu. “Strana” joint-venture nucleare tra russi e turchi. A cui il Financial Times dedica un preoccupato articolo di approfondimento, firmato da un esperto del Middle East Institute.

Contraddizioni sospette

Innanzitutto, Gonul Tol, si chiede come mai Stati Uniti ed Europa abbiano reagito duramente all’acquisto dei missili S-400 russi da parte della Turchia, ma non abbiano poi fatto resistenza ai suoi ‘contratti nucleari’ con Putin. Eppure, aggiunge l’esperto, ne avrebbero avuto tutti i motivi. Il progetto in corso di realizzazione ad Akkuyu prevede un protocollo preciso: costruzione dell’impianto, messa a regime, formazione del personale, smaltimento delle scorie e dismissione finale. La durata è di 100 anni e i costi, fatti i conti e tirare le somme, sono poco convenienti per Putin. Ma il vantaggio strategico è enorme. Basti solo pensare alla presenza (obbligatoria) di personale specializzato russo in Turchia. Che probabilmente sarà di tutti i tipi.

Teste, mani, occhi e orecchie russe

L’analista del Financial Times, evidenzia un dato di fatto che chiarisce meglio i termini del problema sicurezza: “La centrale nucleare di Akkuyu -scrive Tol – è vicina alla base aerea di Incirlik, sede del più grande deposito di armi atomiche della Nato e hub per il supporto delle missioni dell’Alleanza. L’impianto è anche nelle immediate vicinanze della struttura radar per la difesa missilistica balistica Nato di Kurecik. Il contratto mette personale e risorse russe vicino a queste istallazioni militari occidentali”. Addirittura, il Financial Times arriva a ipotizzare che i russi potrebbero chiedere a Erdogan il permesso di stanziare loro forze di sicurezza nella centrale, che formalmente è di loro proprietà.

L’opposizione filo americana

L’opposizione del Partito Repubblicano del Popolo (filo-americana) ha contestato vivacemente i termini dell’accordo sottoscritti da Erdogan. Il quale, però, come spesso gli capita, ha reagito contrattaccando e modificando addirittura la Costituzione. Adesso, l’accordo con Putin è diventato inattaccabile, anche se lui dovesse lasciare il potere e un governo di opposizione volesse cancellarlo. Voci di corridoio dicono che i suoi pessimi rapporti, con Biden e con Antony Blinken, siano alla base della sua politica estera “a geometria variabile”. Altri spifferi parlano di una sua voglia di vendicarsi degli americani, che avrebbero interferito nelle ultime elezioni presidenziali turche, cercando in tutti i modi di vederlo sconfitto. Comunque sia, la sua manovra di “blindare” anche costituzionalmente il patto con Putin, sembra fin troppo sproporzionata se collegata solo a meri obiettivi energetici. Evidentemente ci deve essere di più.

22 miliardi di Watt

Intanto, resta lampante l’indicazione data a Bayraktar di esporsi su Rosatom, per quanto riguarda la seconda centrale di Sinop. Ma i turchi, si sa, sono scaltri mercanti e non chiudono le porte in faccia a nessuno. Ad Ankara già si affacciano i broker dell’americana Westinghouse, pronti a trattare la costruzione di nuove centrali, probabilmente con qualche “raccomandazione speciale” in arrivo dalla Casa Bianca.

La Turchia ha pure programmato la realizzazione di una terza centrale atomica, in Tracia, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 una produzione di energia elettrica di 22 GW (22 miliardi di Watt). Tutto questo, mentre Erdogan, assieme a Putin, riassapora il gusto agrodolce degli imperi perduti. Anche se, una volta, lo Zar e gli Ottomani erano più in guerra che in pace.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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