Non commento

Giusto, Massimo, ma come la mettiamo se i pappagalli votano e il leone rischia di perdere la maggioranza ? Chi immaginava venti anni fa che i neofascisti avrebbero conquistato Palazzo Chigi? (nandocan)

di Massimo Marnetto

Un pappagallo va da un elefante e gli dice: ”Hai visto? L’erba è rossa!”. L’elefante gli dice di guardarsi intorno per vedere che è chiaramente verde come al solito, ma quello insiste. ”Allora andremo dal leone – fa l’elefante – per chiedergli chi ha ragione”.  Il re della foresta ascolta i due contendenti e dà ragione al pappagallo, che vola via giulivo per il verdetto.

Rimasto sbigottito al cospetto del leone, l’elefante gli chiede se veramente pensi che l’erba sia verde. ”Ovviamente no – fa il leone – ma così impari a non perdere tempo nel discutere con un pappagallo”.

Quindi non commenterò l’assurdità dell’onorevole Mollicone, che nega la matrice neofascista delle stragi terroristiche, ormai accertata nella sua evidenza. Come l’erba verde.

Massimo Marnetto

Ps. Stimo i pappagalli e le associazioni che se ne occupano. La citazione di questo animale nella favola ha solo uno scopo narrativo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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