Se scoprissimo che sulla intelligenza artificiale vince la stupidità umana?

da Remocontro

L’Intelligenza artificiale vincerebbe sulla stupidità umana? L’entusiasmo per le intelligenze artificiali si sta un po’ stemperando, e chi troppo ha azzardato in investimenti mirabolici, si sta scoprendo poco accorto, se non addirittura poco intelligente. Lo scorso marzo due delle startup più discusse del settore delle intelligenze artificiali generative, Inflection AI e Stability AI, hanno subito pesanti defezioni. Proviamo a capire, con l’aiuto del Post, cosa ci stanno nascondendo?

Iper cervelli o cervelli fulminati?

Fuga di iper cervelli. L’amministratore delegato di Inflection AI Mustafa Suleyman ha lasciato l’azienda per guidare la divisione che raggruppa tutti i progetti di intelligenze artificiali di Microsoft. Notizia bomba. Suleyman è uno degli imprenditori più noti del settore, che lo scorso giugno aveva ricevuto 1,3 miliardi di dollari in investimenti, raggiungendo una valutazione di 4 miliardi. Che voleva moltiplicare in un colpo solo a 100.
A pochi giorni di distanza anche Emad Mostaque, amministratore delegato di Stability AI, ha lasciato il suo incarico, ultima di una lunga serie di dimissioni di prestigio che hanno interessato la startup. Dimissioni avvenute in un periodo in cui il settore delle AI «sembra attraversare una fase di transizione».

Tradotto dal Wall Street Juournal: – aziende che per prime avevano investito nelle intelligenze artificiali generative – stanno faticando a trovare applicazioni abbastanza utili da giustificare la spesa.

Ma cos’è veramente e cosa si spera di ottenere dall’AI

Finora davvero piccole cose. Copilot, un assistente digitale che aiuta i lavoratori, a un prezzo di 30 dollari al mese per utente, a usare i programmi Microsoft 365, come Word, Excel e PowerPoint. Più apprezzata è quella che permette di trascrivere e riassumere quanto viene detto nelle videochiamate e nelle mail, ma ha anche registrato alcune critiche che riguardano soprattutto la scarsa affidabilità delle AI nel generare slide per presentazioni o altri tipi di documenti. Poco oltre il giocattolo.

‘Allucinazioni’, errori senza legami con la realtà

Questi problemi sono dovuti alle cosiddette «allucinazioni», degli errori fattuali in cui il sistema produce risultati che non hanno legami con la realtà. Esempio, con il riassunto di una videoriunione preparato da Copilot che riferisce riferisse che tale Bob aveva parlato di «strategia del prodotto», anche se alla riunione non se ne era discusso e tra i partecipanti non c’era nessuno chiamato Bob.

Pregressi lenti, e molte montature

Ora invita alla prudenza anche Gary Gensler, presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori, che ha coniato il concetto di «AI washing» per indicare la strategia usata dalle aziende che nominano le intelligenze artificiali nei loro report, spesso senza alcuna base concreta.

La furbizia al posto dell’intelligenza

Secondo uno studio di Goldman Sachs, il 36% delle aziende dell’indice azionario della borsa statunitense che raccoglie le 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ha menzionato le AI nel report del quarto trimestre del 2023. Senza che nessuno sapesse su cosa e come sarebbe stata applicata utilmente.  Fa moda e ‘mercato’. Sulla scia dell’App Store di Apple, che contribuì a diffondere iPhone e permise la nascita di molti servizi di enorme successo. Ma a mesi di distanza GPT Store cammina lenta e stentata per aver cercato di mettere assieme troppe cose diverse tra loro assieme.

Produrre intelligenza (quella finta) costa troppo

Sviluppare AI generative è molto costoso e i servizi a loro legati non sono ancora ‘profittevoli’; per questo a guadagnare spazio sono soprattutto aziende come Microsoft (che ha un’alleanza con OpenAI e ha investito in molte altre startup), Google, Meta e Amazon, che hanno enormi capitali da investire e possono contare su un vasto ecosistema di servizi su cui poggiarsi. In questi mesi si è quindi consolidato l’accentramento di potere in poche aziende, che ha creato una situazione di enorme svantaggio per quelle più piccole e in ascesa.

E il mondo continua a ruotare come aveva sempre fatto anche prima delle AI, che poi in americano diventa lo scioglilingua di Eiai, e speri che il cane non ti morda. 


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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