Il Cristo “politico”

In realtà il concetto di un dio liberatore degli oppressi e degli umili è presente fin dall’antico testamento. Nel dizionario biblico storico-critico di Monlobout e Dupuit si legge che “il verbo liberare è quasi sinonimo del verbo “salvare“, non c’è salvezza che non passi attraverso la liberazione da tutto ciò che opprime: “il faraone, gli altri tiranni, la morte, le malattie, i nemici, le cattive lingue, l’idolatria, il peccato”. D’altronde l’idea di un cristianesimo liberatore, ben lontano dall’ “oppio dei popoli” somministrato da un clero a lungo alleato dell’aristocrazia e del potere, è presente fin dagli esordi del socialismo (nandocan).

di Massimo Marnetto

La lavanda dei piedi fa del cristianesimo una religione anomala. Che un dio sia la sublimazione di potenza, giustizia, bontà è un dato ricorrente in molte credenze. Ma in nessuna c’è una divinità che concepisce la dedizione agli ultimi in modo così radicale, da fare un gesto così umile a favore dei più miseri.

Il messaggio è anti-antropologico e persino osceno per i tempi in cui fu lanciato, ma chiaro: l’autorevolezza estrema non deve essere un limite al servizio estremo. Così, le detenute commosse e scandalizzate dalla pietà di Francesco mi hanno colpito, mentre seguivo la scena con un imbarazzo ombra.

Sono un credente atipico, ma sicuramente ammiro il Cristo ”politico”, come uomo rivoluzionario, non violento e sempre dalla parte degli ultimi. Se poi fosse pure un dio, per me non è importante. Mi basta la sua lotta per la dignità dei senza dignità – bambini, donne, lebbrosi, puttane – e la sua avversione per le onorificenze per farne un maestro. Anche laico.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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