Voto di scambio

La tolleranza nei confronti dell’evasione fiscale, piccola e grande, ha rappresentato da sempre la via maestra per la conquista dell’elettorato di centrodestra e non solo. Cosicché i servizi pubblici sono finanziati soprattutto dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. In Italia più che altrove in Europa. Mentre con i soldi risparmiati sulle tasse il commercio privato si avvantaggia due volte. Pagano meno loro e pagano (forse) meno i clienti. Già, perché con quel che costa oggi la manutenzione ordinaria o straordinaria, delle case o dei trasporti, la differenza di prezzo difficilmente lascia indifferenti anche i cittadini più onesti. Tuttavia, se i partiti di centrosinistra non provvedono, come purtroppo è avvenuto finora, ad una lotta efficace, resta l’ingiustizia sociale che ne consegue, anche per il ridotto finanziamento dei servizi pubblici. Non può sorprendere, a favore della destra, l’astensione di una fetta sempre più larga dell’ elettorato (nandocan).

di Massimo Marnetto

L’idraulico che mi ha spennato per un intervento senza fattura è felice. Con la sua partita iva godrà del concordato preventivo biennale, profilato sui suoi (scarsi) versamenti passati. Questo Governo non concede più benefici solo a chi ha una buona reputazione come contribuente, ma a tutti. Anche a quelli che dichiarano talmente poco, da non essere credibili. È come fare un giubileo fiscale per annullare i peccati futuri: tu versi e poi fai il porco comodo tuo per due anni.

Il messaggio sottinteso della destra è chiaro: io ti faccio evadere, ma poi tu mi voti, così rimaniamo amichetti. Tanto ci sono quei coglioni di salariati e pensionati che pagano per tutti. E la nuova Nazione lancia i suoi messaggi: Le tasse sono un pizzo di Stato! Il Fisco lo fotto con il Pos rotto! La residenza monegasca non fa il peccatore (Sinner in inglese)!


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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