Guerre 2024, geopolitica come gli oroscopi

Se scoppiano le guerre è perché non si è capaci di prevenirle e a deciderle sono gli stessi che continuano a considerarle un male inevitabile se non addirittura necessario. A combatterle e a subirne le conseguenze sono invece per lo piú i poveracci che pur non avendole volute non si sono accorti in tempo che tutti insieme avrebbero avuto i mezzi e la forza per impedirle (nandocan)

da Remocontro

Avvenire, giornale dei vescovi italiani, ha per mandato editoriale l’occhio giornalistico attento all’umanità sofferente. E anche a quella che si illude di riuscire a farla franca.
Verso la fine d’anno, i quesiti geopolitici obbligatori quasi come gli oroscopi. E attraverso Fabio Carminati, i dubbi preveggenti del quotidiano cattolico.
Ucraina e Medio Oriente occuperanno ancora gli spazi informativi, mettendo in secondo piano altre realtà come il clima, l’Africa o i conflitti asiatici?
La nuova Casa Bianca saprà tenere testa a Cina e Russia, e come?

Le guerre dimenticate e quelle nascoste

‘Guerra mangia guerra’, la sintesi brutale. «Tutto il resto è scomparso, dietro i riflettori puntati sull’Ucraina e poi sul Medio Oriente. Il secondo escludendo il primo dall’attenzione del mondo ed entrambi mettendo sotto il tappeto tutte le guerre che si combattono. Guerre dimenticate, o meglio nascoste».

’Distrazione di massa’

Qualcuno la chiama ‘distrazione di massa’, decisamente crudele visto che in gioco ci sono migliaia di vite umane spente e di altre migliaia a rischio. Crudele forse, ma certo uno scenario realistico visto che crisi altrettanto sanguinarie «resteranno anche nell’anno che sta arrivando destinate ad appelli che cadono nel silenzio più assordante». Come il mancato ‘cessate il fuoco’ a Gaza.

Le crudeltà nascoste delle guerre note

Nel 77esimo giorno della guerra tra Israele e Hamas il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza è salito a 20.057 morti e 53.320 feriti. A Gaza un quarto della popolazione rischia di morire di fame, denunciano varie agenzie delle Nazioni Unite. «Procurarsi del cibo nell’enclave, dove il 90% della popolazione è sfollata, è più difficile di quanto sia stato negli ultimi anni in Afghanistan o in Yemen, Paesi tra i più disperati al mondo», denuncia Anna Maria Brogi.

93% della popolazione alla fame, 500mila fame da morire

L’intera popolazione di Gaza, 2,3 milioni di persone, è in crisi alimentare – analizza il rapporto – e oltre 576.600 persone vivono la carenza di cibo a livelli catastrofici. «Non ho mai visto qualcosa delle dimensioni di quanto sta accadendo a Gaza. E a questa velocità», ha dichiarato Arif Husain, capo economista del Programma alimentare mondiale dell’Onu.

Guerre note a finale incerto

Le bombe che uccidono nel raggio di 300 metri, di cui ci ha scritto Orteca, mentre l’offensiva prosegue, sul terreno e dal cielo, ci informano le agenzie stampa. E l’esercito israeliano ha chiesto ai residenti di Bureji, nel centro della Striscia, di evacuare al Sud e dirigersi verso i campi profughi di Deir al-Balah. Segnale che, dopo aver praticamente distrutto il Nord, le truppe stanno scendendo in profondità nell’enclave. Mentre la controffensiva ucraina non è riuscita a ribaltare le sorti del conflitto che ora si trova in una preoccupante situazione di stallo.

Sudan, Myanmar

Nel 2023, anche se hanno fatto decisamente meno notizia, Sudan e Myanmar sono stati teatro di due guerre civili rovinose, causa di diffuse atrocità e crimini di guerra. Entrambi i Paesi sono sprofondati in una spirale di crisi umanitarie.

Africa subsahariana

Sempre durante l’anno che sta per concludersi, l’Africa subsahariana è stata segnata da una serie di golpe militari – Gabon e Niger, in passato Burkina Faso, Mali e Guinea – oltre ai crescenti flussi migratori dal Continente – come conseguenza dell’instabilità sociale e delle pressioni economiche post-pandemia.

Le guerre aperte a sviluppo 2024

Un elenco lungo con analisi necessaria che Alberto Negri ci proporra domani. Con questo piccolo assaggio. Hezbollah Golan e Libano, per restare in Medio Oriente. La Siria e l’ex Isis mai morta, La Turchia anti curda. La Mesopotamia offesa e lacerata. L’Afghanistan tradito. Bahrein, Marocco e Arabia Saudita. E il Sinai d’Egitto pensato come futuro campo di prigionia palestinese.

  • Contro la guerra
    da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
  • La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
    Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
  • I due americani
    Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”.
  • L’Iran e il crollo dei doppi standard
    dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard”
  • La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
    Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere