Presidenziali americane, nel gelo dello Iowa al via il tormentone incubo

Possibile che l”America di Lincoln, F.D. Roosevelt e Kennedy non riesca a trovare oggi per la Casa Bianca qualcosa di meglio che un miliardario pazzo e un anziano mediocre? D’altronde, siamo sinceri, anche in Europa, quanto a leadership non siamo messi molto meglio. Con due guerre in corso e un’altra in arrivo, c’è da incrociare le dita (nandocan)

Piero Orteca su Remocontro

Si comincia. Oggi, in Iowa, gli iscritti del Partito Repubblicano che sapranno affrontare i -30 gradi previsti, voteranno per scegliere il loro candidato alle Presidenziali di novembre. Tutti gli occhi sono puntati su Donald Trump. I sondaggi gli attribuiscono la metà dei voti, mentre Nikki Haley e Ron DeSantis dovrebbero, quasi equamente, dividersi buona parte del resto.

Trump scontato, ma quanto?

Se il risultato appare così ampiamente scontato, da cosa nasce l’interesse, quasi spasmodico, di tutto il mondo politico americano, dei media e dell’opinione pubblica, per questa consultazione? Tutti si aspettano dei segnali. Di conferma, di speranza, ma anche di preoccupazione, se non di vero e proprio fatalistico pessimismo.

Impietosa conta interna

Guardando alla ‘forbice’ che ci sarà tra Trump e il secondo candidato (probabilmente la Haley), si potranno abbozzare (forse) alcune proiezioni sull’ipotetica forza elettorale dell’ex Presidente e sulla sua capacità di prendersi, inaspettatamente, una rivincita su Biden. Il vantaggio di Trump sotto il 10% segnalerebbe che la nuova candidatura non è poi così blindata come lui continua a ripetere. La cosa interessa non solo gli elettori Repubblicani, ma soprattutto lo Stato maggiore del Partito Democratico, convinto che la strada per la riconferma di Biden alla Casa Bianca stia diventando sempre più ripida.

Partiti schiavi dei sondaggi

Per dare un’idea di ciò di cui stiamo parlando, basterà citare l’ultimo sondaggio di ieri, condotto da ABC News/Ipsos, che dava il ‘job approval’ di Joe Biden, cioè l’apprezzamento per il lavoro da lui svolto, a un catastrofico 33%. Probabilmente una delle percentuali più basse nella storia delle Presidenze americane. Anche per questo, il nuovo ‘mantra della campagna elettorale di Trump sembra diventato quello di esporsi il meno possibile.

Trump ha cambiato strategia

I suoi consiglieri lo hanno convinto (non sempre riuscendoci) a mordersi la lingua, evitando di fare le sue solite gaffes. Aspetta che siano i suoi avversari a scavarsi la fossa. E la strategia paga. Ecco come Tom Bevan, di RealClearPolitics, ha presentato l’ultimo confronto prima del ‘caucus’ Repubblicano: «Dopo due ore di scontro con martello e tenaglie, c’è stato un chiaro vincitore tra il Governatore della Florida, Ron DeSantis, e l’ex Governatrice della Carolina del Sud, Nikki Haley. Ma il vincitore non era nell’edificio. Donald Trump era dall’altra parte della città, a parlare in un municipio, lanciando l’allettante notizia di avere già scelto il suo compagno di corsa… Una grande vittoria lunedì sera lo metterebbe in condizione di dirigersi verso la nomination, nonostante le crescenti difficoltà legali».

‘Il grande caos’

Il problema della politica americana, in questo momento, è proprio una mancanza di chiarezza: lo si potrebbe definire «il grande caos». Ci sono interrogativi sulla eleggibilità di Trump (14° emendamento); sulla sua effettiva forza elettorale, così come proiettano i sondaggi; su un possibile ‘front runner’, nuovo sfidante Repubblicano a sorpresa; sulla capacità di Biden di recuperare consensi negli ‘Swing States’ (il pugno di Stati ‘oscillanti’ che decidono le elezioni); e, addirittura, sulla crescita, improvvisa e inaspettata, di un possibile terzo incomodo, come Robert Kennedy Jr.

Iowa assaggio prima dell’indigestione

Qualche politologo già dice che, se la vittoria di Trump sulla Haley dovesse essere meno ampia di quanto prevedono i sondaggisti, allora una piccola ‘resa dei conti’ nel New Hampshire, potrebbe ancora dare qualche speranza a Nikki, per continuare una battaglia che finora appare abbastanza disperata. Il prossimo 23 gennaio, Primarie in New Hampshire, il quadro si dovrebbe definitivamente chiarire, riproponendo al mondo l’incubo ‘Trump due’, per giunta incattivito.

La fretta, tra una denuncia e una sentenza

Da un punto di vista strategico, l’ex Presidente sta cercando di accorciare i tempi, eliminando la concorrenza di candidati fastidiosi, per concentrarsi sul suo obiettivo primario: demolire l’immagine di Biden. E pare che ce la stia mettendo tutta. La sua campagna elettorale non bada a spese e la sua organizzazione funziona come un esercito pronto a dare battaglia. Lo riconosce anche il New York Times, nel commento di Maureen Dowd, «Ecco che arriva Trump, l’abominevole uomo delle nevi». Si riferisce al fatto che le Primarie dello Iowa saranno influenzate dal maltempo, ma che l’ex Presidente è sicuro di stravincerle. Anche nelle aree rurali».

In gioco, ‘la fiducia nell’umanità’

Dowd aggiunge: «Trump ha 77 anni, ma si considera ancora un pulcino. Ha pubblicato un video in cui prendeva in giro l’81 enne Biden, con immagini che lo fanno sembrare impotente e fuori di sé. Il trionfo di Obama nello Iowa era stato merito della fiducia nell’umanità. Se Trump vincesse qui, si tratterebbe di abbattere la fiducia nell’umanità».

  • Contro la guerra
    da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
  • La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
    Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
  • I due americani
    Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”.
  • L’Iran e il crollo dei doppi standard
    dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard”
  • La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
    Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere