Le elezioni argentine nella geopolitica del Sudamerica e mondiale

di Livio Zanotti

I riflessi immediati della guerra in Medioriente aggiungono drammaticità e l’accelerano alla vigilia dell’attesissimo voto presidenziale argentino (la prossima domenica 22), già carico di rischi economici e istituzionali causati dall’estrema inflazione e dalla polarizzazione politica senza precedenti.

Sono almeno 23 i desaparecidos argentini e 7 i morti tra i bombardamenti aerei di ritorsione sulla fascia araba di Gaza e il territorio israeliano colpito il 7 ottobre scorso dalla feroce incursione terroristica di Hamas. Non sono i soli sudamericani coinvolti negli improvvisi combattimenti che infiammano la zona tra le più nevralgiche della regione, sconvolgendone i sempre contestati e men che precari equilibri.

Mancano notizie certe anche di cittadini brasiliani, cileni, venezuelani e probabilmente di diversi paesi ancora. Sono 244 gli argentini rimpatriati d’urgenza con un volo speciale di Aerolineas da Tel Aviv e ulteriori interventi di soccorso sono in atto da e per altri scali sudamericani. Le collettività di origine ebraica tra Buenos Aires (la maggiore: 235mila persone), San Paolo, Santiago, Lima, Caracas, Bogotà sono infatti tutte molto numerose e attive in ogni ambiente sociale. In buona parte incrementate dalle persecuzioni nazi-fasciste subite in Europa negli anni Trenta del secolo scorso. Innumerevoli gli ebrei italiani riparati nei grandi centri urbani argentini e brasiliani per sfuggire alle leggi razziste del regime mussoliniano.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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