Mentre Gaza sta per essere cancellata, dal Golan l’Iran avverte Israele

Ennio Remondino su Remocontro

Il piano inclinato di una crisi che nessuno sa dove andrà a finire. dagli esiti imprevedibili. Mentre spiana Gaza, in attesa dell’attacco via terra, Israele guarda a nord, verso il Libano. Dove le valutazioni militari più pessimistiche indicano come ‘possibile uno scontro generale con Hezbollah, il ‘Partito di Dio’ degli sciiti, protetto e sostenuto dall’Iran.

Golan, Libano ed Hezbollah

Ieri, dopo le scaramucce dei giorni scorsi, c’è stato un salto di qualità nel confronto sul Golan: le forze di Hamas, presenti anche là, hanno sparato una ventina di razzi verso le città dell’Alta Galilea. Di più dal Comando di Hezbollah, in cui si sostiene che «sono stati attaccati e colpiti due carri armati e un blindato israeliani». Secondo i miliziani sciiti, i tank dello Stato ebraico sarebbero stati presi di mira come ritorsione per l’uccisione di un giornalista e il ferimento di altri sei suoi colleghi, causati dai raid aerei dei giorni scorsi. Reazione immediata israeliana con elicotteri e reparti dell’esercito. Razzi sparati anche da Hezbollah verso la città di Nahariya, che hanno fatto otto feriti.

Guerra fin dove?

La brutta piega presa dagli avvenimenti, al confine con Libano, preoccupa tutti. A parole tutti dicono di non volere una guerra ‘generale’, ma poi ognuno pone le sue condizioni. Israele non ha alcun interesse a intraprendere una guerra sul suo fronte settentrionale scrive Haaretz, da fonti di alti ufficiali dello Stato maggiore di Gerusalemme. Un’eventualità che preoccupa anche la Casa Bianca. Tutti capiscono che colpire Hezbollah significa trascinare l’Iran nel conflitto. E questo non lo vuole nessuno, nemmeno gli ayatollah. Che comunque avvertono. Ieri, il Teheran Times ha dedicato ampio spazio all’incontro che il Ministro degli Esteri, ha avuto a Beirut con il leader di Hezbollah. «È stata discussa la situazione in Palestina e si è parlato della completa disponibilità dei gruppi di resistenza palestinese ad affrontare l’aggressione israeliana», scrive il giornale iraniano. Tradotto del diplomatico politichese, sono bene armati per affrontare l’eventuale scontro, e ci siamo noi alle loro spalle..

L’Iran sciita con gli arabi palestinesi sunniti

Ma la notizia forse più importante, è quella che il Teheran Times dà, quasi incidentalmente, in riferimento agli altri incontri di Abdollayan. Il ministro ha anche incontrato alcuni alti funzionari di Hamas e della jihad Islamica a Beirut. «Con loro ha discusso degli ultimi sviluppi in Palestina». Dunque, l’Iran, alla luce del sole, si propone ufficialmente come attore protagonista nella grave crisi in corso. Per chiudere il cerchio, il ministro sì è anche incontrato con il Presidente siriano Assad, col quale avrà sicuramente discusso del coordinamento tra l’esercito di Damasco e le milizie sciite che operano, a macchia di leopardo, sul suo territorio. Alcune di queste unità combattenti, negli ultimi giorni, sono state segnalate in avvicinamento alla frontiera israeliana. Certo, un coinvolgimento diretto dell’Iran nella crisi sembra difficile e ‘poco conveniente’. Per tutti. Anche se ci sono degli aspetti diplomatici della vicenda che lasciano perplessi.

Ancora e sempre Usa-Iran

Ad esempio la strategia nelle relazioni di lungo periodo Usa-Iran. Dubbi su Biden apparentemente arrendevole. Il fallimento del negoziato sul nucleare, la sistematica violazione delle sanzioni, il sequestro delle petroliere, il sostegno alla guerra civile yemenita, gli intrighi mediorientali non sono bastati a costruire una politica ‘più ferma’ verso Teheran, contestano i repubblicani. L’ultima polemica è sui sei miliardi di dollari sbloccati da Biden e restituiti agli ayatollah, proprio prima dei massacri di Hamas. Tempismo sfortunato con la Casa Bianca aveva poi tentato di bloccare la transazione avviata. Ma il Teheran Times ha pubblicato un articolo con tanto di foto del governatore della Banca centrale del Qatar col suo omologo iraniano. Titolo: «Il Qatar si è impegnato a trasferire i fondi liberati per l’Iran tramite Swift o Lettere di credito».

Mentre sottovoce, quasi sussurri, si parla di trattative per la liberazione di ostaggi. Lo stanno facendo tutti, ma su questo mercato di vite umane il silenzio deve essere davvero assoluto.

Tags: Golan Iran Israele-Palestina


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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