Dall ‘Avvenire di oggi: “Giorgia Meloni interviene con durezza sulla recente sentenza del tribunale di Catania che ha “liberato” quattro migranti sbarcati a Lampedusa e trasferiti nel centro di Pozzallo: «Siamo di fronte a una pressione migratoria senza precedenti – scrive sui social la premier in prima mattinata -. Il governo italiano lavora ogni giorno per fronteggiare questa situazione e contrastare l’immigrazione illegale di massa». L’esecutivo, spiega Meloni, lavora «con serietà», coinvolgendo «gli altri Stati europei e stringendo accordi con i Paesi africani» e «con norme di buon senso per facilitare le espulsioni di chi non ha diritto ad essere accolto». Ma «tutto diventa molto più difficile – ecco l’affondo contro i magistrati – se nel frattempo altri Stati lavorano nella direzione diametralmente opposta, e se perfino un pezzo di Italia fa tutto il possibile per favorire l’immigrazione illegale»”.
di Massimo Marnetto
Il giudice che applica la legge giusta e disapplica quella sbagliata fa il suo lavoro. Come è accaduto a Catania, dove una magistrata ha ritenuto illecito il trattenimento di alcuni migranti, con motivazioni ineccepibili. Subito si sono levate le accuse da destra di ”giudizio politicizzato”, senza uno straccio di argomentazione giuridica.
Credo sia giunto il momento di mettere un freno a questa forma di diffamazione, inaugurata da B. che definiva impunemente ”toghe rosse” i giudici che lo condannavano. Va rispolverato il reato di vilipendio di Istituzioni (art. 290 c.p.). Infatti, definire ”politicizzato” un giudice significa disconoscere la sua principale qualità: l’imparzialità. Un gesto di bullismo politico, non tollerabile in democrazia.
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